Commenti

8 commenti
  1. caterina ottomano
    caterina ottomano dice:

    Caro Alessandro. Io sono riuscita a vivere parzialmente di archeologia per molti anni, e con la partita IVA, ma questo accedeva parecchio tempo fa, quando le paghe orarie erano buone e le tasse più basse. Ho scritto parzialmente, perchè comunque con i miei introiti ballerini non avrei mai potuto permettermi di comprare casa (e infatti l’hanno fatto per me i miei genitori). Conosco alcune persone che di archeologia campano ancora oggi, però sono dipendenti a tempo indeterminato di ditte del nord Italia oppure sono i titolari delle ditte stesse; gli stipendi credo che stiano intorno ai 1200-1300 al mese. Quanto prendi come paga oraria?

    Rispondi
    • Paola
      Paola dice:

      Grazie della testimonianza Caterina. La situazione che hai descritto è molto simile alla mia, con una sola differenza : ormai anche chi si è messo in proprio aprendo piccole società arranca! Speriamo che da questo momento di ripensamento e dalla nuove leggi sulle professioni “non codificate” si originino novità positive. In fondo tutti noi vogliamo vivere di Archeologia, non arricchirci, e questo forse è possibile.

      Rispondi
  2. Caterina Ottomano
    Caterina Ottomano dice:

    Cara Paola.
    Arricchirsi con l’archeologia è impossibile, solo i funzionari di soprintendenza pensano, nella loro paranoia, che i professionisti facciano i soldi alle loro spalle.
    Secondo me, nel tempo sono state aperte troppe piccole società, che adesso stanno divorandosi l’un l’altra, in una lotta tra poveri che ha pochi precedenti. L’unica via d’uscita, sarebbe che tutte le ditte si riunissero in una sola, con ben altra capacità contrattuale. Ma, come si dice, 4 archeologi, 5 sinagoghe.

    Rispondi
  3. Alessandro
    Alessandro dice:

    Ciao Paola e Caterina,
    scusate ma questi due giorni sono stati discretamente frenetici e mi è completamente passato di mente di tenere d’occhio i commenti su Professione Archeologo. Chiedo venia…
    Spero anche io che possa venir fuori qualcosa di buono dai nuovi provvedimenti ma, come sappiamo troppo bene, la cultura (e tutto il suo indotto economico e umano) è sempre l’ultima ruota del carro.
    La teoria (e la logica) direbbe di seguire il suggerimento di Caterina, ma la pratica è che nessun titolare di cooperativa o ditta vuole rinunciare al suo “posto al sole” e quindi cercano di rifarsi sui collaboratori. Con queste condizioni, il sistema non può far altro che implodere.
    A presto [Ale]

    Rispondi
  4. E
    E dice:

    Vivere di archeologia è possibile.
    Dopo anni che ho arrancato tra contratti brevi e sottopagati, contratti universitari di cui ancora aspetto lo stipendio, lavori differenti per potermi permettere quei due o tre mesi di lavoro archeologico semi stipendiato, mi sono chiesta come te se non avessi sbagliato tutto.
    A quel punto, nella demoralizzazione totale, ho fatto una scelta: vivere all’estero.
    Senza sapere la lingua mi sono trasferita in Francia, vicino Ginevra; ho investito tutti i pochi risparmi che avevo in un corso di francese intensivo (sono cmq al livello A1-A2, mi manca ancora molto) e in un posto letto dal costo improponibile. Ho iniziato a frequentare blog di archeologia francese anche se non capivo una parola e, nonostante la mia specializzazione sia in egitto e vicino oriente, ho trovato un lavoro a tempo indeterminato con stipendio a seconda delle campagne annuali tra i 30-50’000 euro l’anno. Al momento ho richiesto un part-time per poter imparare meglio la lingua e la società mi è venuta incontro.
    Rimpiango l’Italia è vero, avrei voluto fare qualcosa per la mia casa, avrei voluto continuare a vivere nel mio Paese e forse un giorno ci tornerò; ora però sono felice ho uno stipendio, faccio il lavoro che ho sempre sognato di fare, mi sento apprezzata e necessaria. Quando penso alla mia situazione solo 6 mesi fa mi domando perchè ho insistito tanto a rimanere in Italia.
    Di archeologia si può vivere basta avere il coraggio di andare via, è triste ma è la verità!

    Rispondi
    • Domenica
      Domenica dice:

      Ciao E. e mille grazie per il tuo prezioso commento. Personalmente vedo sempre più possibile seguire la tua strada, ma penso anche che sia giusto interrogarsi su quale sia il futuro dell’archeologia e degli archeologi in Italia. Con la festa del lavoro ormai a ridosso, sarebbe bello poter immaginare che un giorno anche nel nostro paese questo sia un lavoro riconosciuto e non un hobby per rampolli come oggi purtroppo è spesso considerato.

      Grazie ancora, e in bocca al lupo per tutto!

      Rispondi
  5. Alessandro
    Alessandro dice:

    Ciao cara E.,
    mi fa molto piacere leggere questo tuo commento.
    Innanzitutto perché mi piace e mi piacerà sempre conoscere delle storie a lieto fine, ma anche perché offri un’interessante prospettiva della stessa domanda che mi sono posto io.
    Hai avuto coraggio, hai scommesso tutto su di te e sulla tua preparazione e formazione, hai sicuramente dovuto affrontare molti disagi, scontri e pareri contrari. Ma – per ora – ce l’hai fatta.
    Grazie per aver condiviso con noi (e con me) la tua esperienza professionale e personale.
    E’ anche da queste storie che dovrebbero scaturire delle riflessioni profonde.
    Un grandissimo in bocca al lupo e torna a scriverci/mi quando vuoi.
    [Alessandro]

    Rispondi

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *