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Rovereto archeoblogger

Impressioni di una archeoblogger a Rovereto per #Rica16

Sono trascorsi alcuni giorni dal rientro da Rovereto. Anche quest’anno gli organizzatori della Rassegna Internazionale del Cinema Archeologico hanno invitato una delegazione di archeoblogger a prendere parte al grande festival del documentario archeologico che ormai da 27 edizioni anima la piccola cittadina trentina.

 

Adagiata nella Vallagrina, Rovereto per il secondo anno ci ha accolti tra le sue stradine e i suoi musei, facendoci immergere per qualche giorno nelle immagini girate ai quattro angoli del globo: dall’Europa, all’Africa, passando per l’America e l’Oriente.

 

Un tuffo tra storia e storie: la storia dei grandi condottieri, delle civiltà e dei protagonisti del passato e le storie di chi quelle vicende ha voluto raccontarle armato di telecamera e di creatività.

 

Sarebbe difficile riassumere in un blogpost le emozioni diverse provocate da un caleidoscopio di istantanee che ci hanno accompagnato a spasso nel tempo: registi e documentaristi capaci di cogliere aspetti molteplici e soggettivi del lavoro di archeologi, etnoantropologi, storici: professionisti che quotidianamente si confrontano con scoperte scientifiche, domande sull’origine dell’uomo ed esperimenti di valorizzazione territoriale.

 

Non solo film. Rovereto quest’anno è stato anche il luogo dell’incontro con i protagonisti del lavoro sul campo, un ampliamento dell’offerta che ha permesso di entrare nel vivo di temi quanto mai attuali.

 

La tavola rotonda sui nuovi orizzonti del Museo ha generato un vivace dibattito sulle prospettive future dello spazio museo, che il neo direttore del Museo Archeologico di Reggio Calabria, Carmelo Malacrino, ha efficacemente definito come “un luogo esperienziale”. Un museo che oggi andrebbe concepito come social hub, fondato cioè sul principio dell’interazione tra istituzione e cittadini, nelle parole di Valentino Nizzo, della Direzione Generale Musei del Mibact. E infine le criticità emerse nell’intervento di Daniele Jallà dell’Icom: troppo spesso i musei soffrono di “collezionite acuta”, sfuggendo così al loro ruolo sociale e di collettore di sperimentazioni.

 

Tra gli interpreti indiscussi della interdisciplinarietà della ricerca archeologica, Damiano Marchi, antropologo italiano impegnato nel team internazionale che sta studiando l’Homo Naledi, ci ha raccontato l’importanza della collaborazione e della sinergia tra professionisti diversi che ha consentito di accelerare e rendere pubblici i primi risultati delle ricerche sull’Homo Naledi, una delle scoperte più importanti degli ultimi anni.

 

E poi non poteva mancare Pompei, croce e delizia della politica culturale italiana. Un Massimo Osanna trascinante che ha ammaliato con le sue parole una vasta platea accorsa ad ascoltarlo: dal Grande progetto Pompei e dai risultati finora raggiunti con una programmazione straordinaria volta al recupero e alla manutenzione del sito vesuviano, alle ultime scoperte che gettano nuova luce delle fasi preromane della città. Pompei che si presta alla narrazione emotiva e che Osanna ha saputo interpretare e comunicare al pubblico.

 

Rovereto è anche archeologia di luoghi lontani come Cahuachi-Nazca che tutti noi conosciamo per gli imponenti geoglifi, patrimonio dell’umanità Unesco. E a Nazca ha dedicato quaranta anni di ricerche Giuseppe Orefici con i suoi fondamentali studi sui centri cerimoniali della costa meridionale del Perù.

 

Il tempo è volato e così è arrivata la serata della premiazione dei film in concorso. Tre le sezioni quest’anno: il premio “Città di Rovereto-Archeologia Viva” per il film più gradito al pubblico che ha avuto l’opportunità di votare al termine delle proiezioni; il premio “Archeoblogger” assegnato dalla nostra giuria e dedicato alle produzioni italiane e infine la menzione speciale “CinemA.Mo.Re”.

 

Il premio del pubblico e il premio CinemA.Mo.Re sono stati assegnati entrambi al documentario francese “Quand Homo sapiens faisait son cinema. Quando l’Homo sapiens fece il suo cinema” di Pascal Cuissot e Marc Azema, film che porta gli spettatori sulle prime tracce del cinematografo, attraverso 20.000 anni di arte paleolitica.

 

A chi invece è andata la nostra menzione speciale? La giuria di archeoblogger ha deciso di premiare il documentario “Alla scoperta del Trentino. Luoghi e simboli del territorio: la Preistoria”, una produzione Rai con la regia di Stefano Uccia. Il documentario è la prima puntata di una serie in nove puntate dedicata al Trentino che si snoda attraverso il racconto del patrimonio culturale della regione. Il nostro compito era quello di selezionare il film che riusciva a raggiungere maggiormente il pubblico con un messaggio di valorizzazione e conservazione.

 

La motivazione alla base della nostra selezione è riassunta in queste parole, stilate collettivamente dai 10 blogger coinvolti:

Una voce narrante autorevole, quella di un archeologo, ci guida alla scoperta di un territorio, il Trentino, e della sua storia più antica. Del documentario ci ha colpiti la capacità di rivolgersi al pubblico con un linguaggio chiaro che, senza tecnicismi, risulta comprensibile anche ai non addetti ai lavori. La regia, inoltre, sceglie di non indugiare sui primi piani di chi parla, ma dedica lo spazio necessario ai luoghi e agli oggetti raccontati. Un prodotto che, rendendo protagonisti siti e musei, riesce nell’intento di valorizzare la realtà territoriale del Trentino, regione che già si distingue per la presenza di progetti museografici focalizzati sulla comunicazione archeologica. Così, Alla scoperta del Trentino – La preistoria, è la prima tappa di un percorso più ampio che, attraverso altre nove puntate, accompagna lo spettatore nella conoscenza del patrimonio culturale regionale.

Il documentario ci ha convinti soprattutto per la presenza della voce del Dott. Franco Marzatico, Soprintendente per i Beni culturali della Provincia autonoma di Trento, in grado di sfuggire all’archeologhese tanto in voga tra gli addetti ai lavori per narrare invece con passione e coinvolgimento la storia più antica del territorio trentino, in una passeggiata tra i luoghi e i musei della regione.

 

Approfittiamo di questo spazio per i ringraziamenti ufficiali: innanzitutto a Dario di Blasi, Direttore della Rassegna che ci ha nuovamente accolti a Rovereto; a Piero Pruneti, Direttore di Archeologia Viva, a Valentina Poli e Francesca Maffei per l’organizzazione perfetta e le chiacchiere tra una diretta Facebook e l’altra e infine a tutta la community che ci ha seguito online sui social rilanciando il nostro racconto live della Rassegna.

 

[Grazie al regista Lorenzo Daniele per la gentile concessione dell’uso della foto di copertina]

 

Antonia Falcone

(@antoniafalcone)

#RICA2016: XXVII Rassegna Internazionale del Cinema Archeologico di Rovereto

#RICA2016: Ritorna la Rassegna Internazionale del Cinema Archeologico di Rovereto

L’archeologia torna al cinema. E no, non è il seguito di un film, ma il ritorno della Rassegna Internazionale del Cinema Archeologico di Rovereto, che quest’anno si svolgerà dal 4 all’8 ottobre.

Il programma, anche per questa edizione, è ricchissimo, con oltre 50 film provenienti da diversi paesi del mondo: tantissimi dall’Italia, molti anche dalla Francia, e a seguire Spagna, Malta, Germania, Belgio, Brasile, persino Iran e India, il che dimostra non solo il grande prestigio di cui questa manifestazione gode a livello internazionale, ma anche gli sforzi fatti dall’organizzazione per offrire al pubblico una selezione quanto più varia e interessante.

E di pellicole interessanti, questa XXVII Rassegna ne prevede parecchie. Intorno al tema principale, “Le grandi civiltà: le nostre origini”, il racconto di scoperte, itinerari e ricerche sul passato spazia dalla preistoria all’Egittologia, dagli Etruschi all’Impero Romano, fino ad arrivare ad epoche più recenti, con produzioni su siti di archeologia industriale e della Grande Guerra.

Oltre al premio “Città di Rovereto-Archeologia Viva”, che verrà assegnato come ogni anni in base alle preferenze del pubblico che parteciperà alla manifestazione, per l’edizione 2016 sono previste ben due menzioni speciali, la menzione CinemAMoRe e la menzione speciale Archeoblogger, che ci vedrà coinvolte anche questa volta con Professione Archeologo nel ruolo di giurati, insieme a tanti stimati colleghi.

Come altri archeoblogger hanno sottolineato, il nostro compito quest’anno è ancora più importante perché la nostra menzione riguarda produzioni italiane. Sarà un modo per capire come il documentario italiano parla di archeologia e come, a loro volta, gli archeologi riescono a raccontare il proprio mestiere servendosi di questo mezzo potentissimo di divulgazione.

Lo scorso anno su proprio un film italiano a vedersi assegnato la menzione speciale Archeoblogger, incantando tutti noi con la capacità di rendere quanto mai attuale e vicino un tema come quello della femminilità nell’antica (e specularmente nella moderna) Sicilia. Un film, Tà gynaikeia. Cose di Donne, per la regia di Lorenzo Daniele e con la consulenza scientifica di Alessandra Cilio, che è riuscito ad incarnare perfettamente quello che secondo noi è l’arduo compito del comunicatore di archeologia, e che, non a caso, ha avuto grande successo di pubblico e critica nei mesi successivi alla Rassegna 2015.

Vedremo se le pellicole in gara quest’anno saranno all’altezza, nel frattempo vi invito a dare un’occhiata al programma di questa edizione, il cui ingresso, mi piace sottolinearlo, è gratuito.

E se proprio non potete passare da Rovereto, potete rimanere aggiornati sulle giornate di proiezione e sulle tante “Conversazioni con i protagonisti” che la Rassegna ha in programma, attraverso la sua pagina Facebook e su Twitter, seguendo l’account @RassCinemArcheo e attraverso gli hashtag #RICA2016 e #archeologialcinema.

@domenica_pate

 

 

Venere Medici alla Galleria degli Uffizi #uffiziarcheologia

#UffiziArcheologia. Diventare trending topic con la cultura si può

Andare agli Uffizi come archeoblogger per scoprire la collezione di antichità della più importante galleria d’arte rinascimentale del nostro Paese si può fare.

 

Anzi l’abbiamo fatto.

 

Il 21 settembre.

 

E visto che siamo nel 2015, cioè nel futuro se diamo retta a Doc e Marty (e chi siamo noi per smentirli?), gli archeoblogger agli Uffizi sono entrati armati di smartphone e fotocamere.

 

Gli altri colleghi archeoblogger hanno già dedicato diversi post alla giornata del 21 settembre, vi invitiamo quindi a dare un’occhiata ai loro blog per avere una panoramica di quello che abbiamo visto e della storia che si cela dietro le opere scultoree della Galleria (Generazione di Archeologi, Archeokids, Memorie dal Mediterraneo). In questo post invece vorrei soffermarmi sulle ragioni che ci sono dietro un archeoblogtour, ed è importante farlo in questa occasione dal momento che #uffiziarcheologia è diventato trending topic in Italia (arrivate alla fine del post per sapere cosa significa, se già non lo sapete :D)

 

Capita spesso che ci chiedano qual è la finalità di un archeoblogtour e di un update continuo sui social del percorso di visita dei blogger.

 

A cosa serve fare un livetwitting, caricare foto su Facebook o Instagram e creare bacheche di immagini su Pinterest?

 

Parafrasando: perché lo fate?

 

E qui voglio elencarvi almeno tre obiettivi che ci prefiggiamo di raggiungere ogni volta che ci parte un tweet dal cellulare.

 

Primo obiettivo: far partecipe la community che ci segue online.

 

Raccontare cioè luoghi che magari sono meno noti e che ci piace scoprire insieme. Nel caso degli Uffizi non tutti sanno infatti che la collezione d’arte antica è stata la prima ad essere ospitata nella Galleria e che quindi si deve alla passione antiquaria dei Medici se oggi Firenze possiede uno dei musei più visitati in Italia. Condividere notizie, informazioni, fotografie online aiuta ad avvicinarsi senza timore reverenziale ad argomenti impegnativi come il collezionismo o la storia dei restauri rinascimentali.

 

 

Secondo obiettivo: interagire con la community. Stimolare la curiosità di chi magari scorre in quel momento la timeline di Twitter e ha da sempre avuto voglia di fare proprio quella domanda. Ecco, noi rispondiamo in tempo reale, oppure vi facciamo quiz facili facili.

 

 

Terzo obiettivo: far parlare di cultura anche i social e provare a portare tra i Trending Topic temi culturali.

 

Un trending topic è un argomento di tendenza su Twitter. Generalmente contrassegnato da un cancelletto (hashtag), si tratta di una parola che viene utilizzata dalla community per parlare di un determinato argomento e che ad un certo punto risulta tra le più usate, diventando trending topic, appunto, argomento “di tendenza”.
Il 21 settembre #uffiziarcheologia è diventato trending topic, in altre parole su Twitter quella mattina, tra gli argomenti di cui si parlava di più, c’è stato anche il blogtour organizzato nella Galleria.

 

 

Il risultato raggiunto non sarebbe stato possibile senza la sinergia di tanti soggetti che hanno creduto fermamente e portato avanti questo progetto: in primis Fabrizio Paolucci e Cristiana Barandoni di Gold Unveiled, Dipartimento di Antichità Classiche della Galleria degli Uffizi di Firenze; poi il gruppo di blogger che ha visitato la Galleria (Astrid D’Eredità per Archeopop; Francesco Ripanti per Archeokids, Stefania Berutti per Memorie dal Mediterraneo, Marina Lo Blundo per Generazione di Archeologi) e infine tutti gli amici che ci seguono con curiosità e costanza sui canali social: cercate #uffiziarcheologia su Twitter e troverete i nomi di chi con un retweet e una stellina ha reso la cultura di tendenza durante quel meraviglioso 21 settembre.

 

@antoniafalcone

 

 

 

 

Rassegna internazionale del cinema archeologico di Rovereto

Tra archeologia e contemporaneità: la XXVI Rassegna Internazionale del Cinema Archeologico di Rovereto

Si è conclusa lo scorso sabato 10 ottobre la XXVI Rassegna Internazionale del Cinema Archeologico di Rovereto che quest’anno ha visto protagonisti, tra gli altri, un gruppo di intrepidi archeoblogger, chiamati ad assegnare una menzione speciale ad uno dei film in concorso per la XII edizione del premio Paolo Orsi.

 

Le blogger di Professione Archeologo hanno avuto l’onore di far parte di questa giuria e la nostra Antonia Falcone ha viaggiato alla volta di Rovereto per essere presente alla premiazione finale ed assegnare personalmente la menzione speciale (e sì, ha proprio detto “And the winner is…”).

 

La scelta di includere una giuria fatta di archeologi che più o meno quotidianamente si occupano di comunicazione ci è piaciuta fin da subito e ci è sembrato un segno importante.

 

“Una manifestazione di ampio respiro come la Rassegna non può non comprendere che in questi ultimi anni è cambiato il modo di comunicare e di vivere l’archeologia,” ci ha confermato Valentina Poli, della Fondazione Museo Civico di Rovereto, che in queste settimane ha seguito i lavori della giuria degli archeoblogger. “In questi anni il mondo dei blog e dei social media si è affiancato al modello tradizionale della comunicazione culturale riuscendo a coinvolgere, in maniera entusiasmante e meno formale, un pubblico vasto ed appassionato. Quest’anno ci è sembrato il momento opportuno per contattarvi e proporvi di partecipare per assegnare una menzione speciale al film che maggiormente si presta alla fruizione e alla divulgazione. E non possiamo che essere soddisfatti visto l’entusiasmo con cui avete accettato il compito di giurati!”

 

E non poteva essere altrimenti, visto che, per dirla con le parole di Marina Lo Blundo, il dovere di giurati ci ha permesso di fare il giro del mondo direttamente dal divano di casa, alla scoperta di angoli di mondo vicini e lontani.

 

La Rassegna è ormai finita e sabato sera sono stati annunciati i vincitori, ma l’edizione di quest’anno è stata anche segnata dalla forte rivendicazione, da parte degli organizzatori, dell’unicità dell’evento di Rovereto, un festival di riconosciuto prestigio internazionale, che però non ha sempre avuto il supporto che si merita , nonostante quest’anno siano anche arrivati gli auguri del Presidente della Repubblica Mattarella a pochi giorni dall’inizio.

 

“Esistono nel mondo, in Europa e Stati Uniti, altri 8 o 9 festival di cinema dedicato all’archeologia o al patrimonio culturale,” ci ha detto Dario di Blasi, Conservatore Onorario del Museo Civico di Rovereto e Direttore della Rassegna, che ha gentilmente risposto ad alcune nostre domande. “Alcuni sono ai limiti della sopravvivenza, altri hanno limitato la raccolta e selezione di film alle versioni linguistiche del territorio, inglese o francese per ridurre i costi delle traduzioni e doppiaggi. Questo è avvenuto sicuramente per effetto della crisi economica e sociale, ma anche e soprattutto perché la classe politica e dirigente, sia pure con atteggiamenti diversi, ritiene che l’investimento in cultura sia residuale rispetto all’economia ed anche purtroppo alla guerra.”

 

Il tema degli investimenti seri nel campo culturale ritorna quindi prepotentemente anche nel caso di un evento così importante come la Rassegna di Rovereto. Quando gli chiediamo come immagina il futuro della manifestazione, il Direttore Di Blasi risponde:

 

Crediamo che la cultura sia una virtù che permette agli uomini di sopravvivere perché si relazionano tra di loro e con il territorio attraverso le proprie qualità più alte, come l’ingegno, la solidarietà, la fame di conoscenza, così come permette loro di mettersi in relazione con le divinità attraverso il culto.
Come festival cercheremo di resistere e ampliare la nostra caratteristica più importante e cioè rappresentare la ricerca archeologica e storica di tutto il mondo attraverso le varie lingue e linguaggi della cinematografia per mettere in relazione il Mondo Antico con il pubblico più vasto possibile e far sì che acquisti chiara coscienza del proprio passato e contribuisca a costruire un avvenire migliore.

 

Alla luce delle recenti distruzioni del patrimonio archeologico in Siria e della morte dell’archeologo Khaled-al Assad, ucciso dall’ISIS lo scorso agosto e al quale la Rassegna ha deciso di rendere omaggio, ci sembra che questa dichiarazione di intenti sia decisamente importante e degna di nota.

 

@domenica_pate

[Credit immagine: Astrid D’Eredità]

 

*

 

Ps.

 

A chi abbiamo assegnato la menzione speciale? Al film che ci è sembrato meglio incarnasse la divulgazione e la comunicazione del patrimonio culturale come lo intendiamo noi: Tà gynaikeia. Cose di donne, regia di Lorenzo Daniele, con la consulenza scientifica di Alessandra Cilio, Fine Art Produzioni Srl.
Questa la nostra motivazione:

 

Dal passato prossimo al passato remoto. Un viaggio al contrario che guarda a tutto tondo al mondo femminile. Per noi questo è Cose di Donne. Ci è piaciuto il suo sguardo innovativo sul passato, che percepisce la storia come patrimonio condiviso. I ricordi personali delle protagoniste rischiarano di una luce contemporanea, forte e capace di suscitare grande empatia, le testimonianze dei resti archeologici che si scrollano di dosso la loro polvere secolare e divengono vivi e attuali, comprensibili, segni tangibili di vite reali. Il documentario diventa così una storia corale, di ricerca e sacrificio, una continua domanda di senso, una riflessione aperta sulla donna di ieri e di oggi. Lo abbiamo molto amato: come archeologi e comunicatori crediamo che Cose di Donne rappresenti bene il senso di fare ricerca archeologica oggi ed incarni perfettamente le ragioni per cui la conservazione e la tutela del nostro patrimonio culturale sono di fondamentale importanza per la definizione stessa della nostra identità di cittadini e di società.

 

 

 

 

 

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Day of Archaeology al Foro della Pace di Roma

Com’è l’archeologia che vorresti?

 

Il nostro Day of Archaeology è partito da questa semplice domanda, rivolta agli studenti dell’Università Roma Tre e dell’American University of Rome che scavano nel Foro della Pace, a Roma.

 

 

Quest’anno, infatti, per la prima volta uno scavo archeologico su Via dei Fori Imperiali ha aperto le porte al pubblico.

 

Così, mentre alcuni dei ragazzi interagivano lungo la strada con turisti e passanti spiegando loro cosa fa un archeologo sotto il solleone estivo, giornalisti e blogger, armati rispettivamente di telecamera e taccuini e di smartphone e caricabatterie, hanno avuto il privilegio di gironzolare liberamente nell’area del cantiere e di confrontarsi con gli studenti e i responsabili dello scavo.

 

Abbiamo puntato sulla divulgazione ed abbiamo chiesto ai ragazzi di raccontarci le diverse fasi di uno scavo e quali sono le varie attività che gli archeologi svolgono sul campo. Abbiamo trasmesso le loro risposte in diretta su Twitter e su Periscope, su Instagram e con brevi post su Facebook, usando l’hashtag #ForumPacis.

 

E’ così che un cantiere di scavo, per una mattinata, è diventato social.

 

 

 

 

Ma abbiamo anche voluto guardare al futuro: il DoA è un’occasione per confrontarsi sul presente dell’archeologia attraverso la condivisione di tutto quello che si muove tra una trowel e un giornale di scavo, ma è anche un momento in cui riappropriarsi della nostra identità di archeologi, provando a pensare quali ulteriori passi in avanti potrebbe fare la disciplina.

 

E così abbiamo chiesto a loro, alle nuove leve, agli archeologi del futuro, cosa vorrebbero dall’archeologia, cosa manca e quale dovrebbe essere la strada da percorrere.

 

Un Day of Archaeology all’insegna della voglia di guardare avanti.

 

Qua sotto trovate le loro facce e i loro sorrisi, la convinzione che l’archeologia guarda al passato per costruire il futuro.

 

*

 

Com’è l’archeologia che vorresti?

 

 

*

Una versione di questo post, in inglese, è stata pubblicata in occasione del #DayOfArchaeology: The Day of Archaeology at Templum Pacis in Rome.

Post di Antonia Falcone (@antoniafalcone) e Paola Romi (@OpusPaulicium)

Grafiche di Antonia Falcone

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#Archeofest15 di Aquileia: Professione Archeologo va in trasferta

Professione Archeologo fa le valigie e parte per Aquileia per seguire, dal 29 al 31 luglio, sia ArcheoFest che Aquileia Film Festival.

 

 

Il nostro blog insieme a quello di Civetta di Atena sarà Social Media Partner delle manifestazioni promosse da Fondazione Aquileia, Archeologia Viva e Venezie Post.

 

 

A seguire gli eventi che animeranno la famosa località del Friuli Venezia Giulia ci saranno le blogger Antonia Falcone e Paola Romi insieme ad Astrid D’Eredità, fondatrice di Civetta di Atena.

 

 

Cosa vi racconteremo? Tutto quello che accadrà in questi tre giorni di “festa” dell’archeologia.
Durante la giornata, per Archeo Fest, seguiremo i convegni organizzati e viaggeremo alla scoperta dei tesori della regione, visitando non solo Aquileia ma anche Trieste, Cividale del Friuli, Zuglio e Grado. Dalle 21 invece protagoniste saranno le proiezioni dell’ Aquileia Film Festival. Dulcis in fundo le notti aquileiesi si animeranno grazie alle conversazioni-intervista di Piero Pruneti. Ospiti dell’evento saranno Simona Rafanelli, Stefano Cantini, Luciano Canfora e Alberto Angela.

 

 

Da brave “social media cose”, quindi, abbiamo messo su un bel calendario editoriale e da qui al 29 luglio vi accompagneremo alla scoperta delle località protagoniste dell’Archeo Fest con focus su Aquileia, Cividale del Friuli, Trieste, Grado e Iulium Carnicum per farvi entrare nel mood giusto.

 

 

Se volete stare sul pezzo vi consigliamo di tenere d’occhio i canali social di Professione Archeologo e di Civetta di Atena.

 

 

Dal 29 al 31 luglio, poi, saremo live dal Friuli attraverso blogpost, livetwitting e Periscope. Preparate smartphone e tablet perché potrete interagire con noi in tempo reale e commentare gli eventi che seguiremo per voi.

 

 

Proveremo a spiegare perché secondo noi l’archeologia deve essere condivisa, pubblica e narrata e perchè la valorizzazione del nostro patrimonio deve passare necessariamente dal fare rete, partendo proprio da questo evento-festa che ha voluto scommettere sulla capacità dell’archeologia di raccontarsi.

 

 

A chi pensa che l’archeologia non possa essere smart rispondiamo perciò: “Si può fare!!”. Gli archeoblogger sono sulla strada giusta e vogliono arrivare fino in fondo.

 

 

Noi di Professione Archeologo e Civetta di Atena ci stiamo provando: toccherà a voi lasciarci un feedback per farci sapere se l’esperimento ha avuto buon esito.

 

 

Ringraziamo gli organizzatori per la disponibilità mostrata nell’accettare questa sfida e ci auguriamo che questo sia solo l’inizio perché… il meglio deve ancora venire!

 

 

Di seguito vi ricapitoliamo gli account da seguire:

 

 

Professione Archeologo

 

Sitohttp://www.professionearcheologo.it/
FB: Professione Archeologo
 https://www.facebook.com/ProfessioneArcheologo
Twitter: @ProfessionArcheologo
https://twitter.com/pr_archeologo
G+: Professione Archeologo
https://plus.google.com/113380721491092517300
YouTube: Professione Archeologo
 https://www.youtube.com/user/ArcheologiInRete

 

 

Civetta di Atena

 

Sito: http://www.civettadiatena.it/
FB: Civetta di Atena
https://www.facebook.com/CivettadiAtena
Twitter: @CivettadiAtena
 https://twitter.com/civettadiatena
G+: Civetta di Atena
https://plus.google.com/100383377322985445744/
Instagram: @CivettadiAtena
https://instagram.com/civettadiatena/
Pinterest: Civetta di Atena
https://www.pinterest.com/civettadiatena/

 

 

Account personali

 

 

Astrid D’Eredità
Twitter: @astridrome
Instagram: @astridrome

Antonia Falcone
Twitter: @antoniafalcone
Instagram: @archeoantonia

Paola Romi
Twitter: @OpusPaulicium
Instagram: @paola_romi

Foto credit: @OpusPaulicium

15 domande a… Marina Lo Blundo, assistente museale e blogger

Marina lo Blundo è assistente alla vigilanza museale e blogger.

 

Laureata in Conservazione dei Beni Culturali presso l’Università di Genova, ha da poco terminato il dottorato di ricerca in Storia e Conservazione dell’Oggetto d’Arte e d’Architettura all’Università di Roma Tre.

 

Pioniera dell’archeoblogging, nel 2008 ha fondato il blog Generazione di Archeologi e oggi cura i contenuti dei blog della Soprintendenza archeologica della Toscana e del Museo Archeologico Nazionale di Venezia.

 

Il suo lavoro ufficiale è quello di Assistente alla vigilanza per il Museo Archeologico Nazionale di Firenze.

 

Le abbiamo rivolto 15 domande a cui rispondere al volo.

 

*

 

 

1 – Nome?

 

Marina Lo Blundo.

 

2 – Età (vera o mentale)?

 

Vera 33; mentale spesso e volentieri tra i 17 e i 23 (chiedete in giro, ve lo confermeranno).

 

3 – Segni particolari?

 

R moscia. Inascoltabile soprattutto se abbinata alla C e alla T aspirate, nonché alla C e alla G strascicate (acquisite in questi anni a Firenze). Aggiungeteci anche che ho un accento sporchissimo fatto di toscanismi inseriti qua e là nella cadenza genovese a sua volta inquinata dalle mie origini nella Riviera di Ponente. Capite bene che è preferibile per me scrivere, piuttosto che parlare in pubblico…

 

4 – Perché hai scelto di fare l’archeologa?

 

Perché sinceramente non avrei saputo cos’altro fare.

 

5 – Perché fai ancora l’archeologa?

 

Perché sinceramente non saprei cos’altro fare. Scherzi a parte, ringrazio il Cielo di avermi fatto vincere il famoso concorso per Assistenti alla vigilanza nei musei statali del 2008: se non l’avessi vinto non so cosa farei oggi. Di lavoro retribuito almeno. Ma l’archeoblogger la farei indipendentemente. Mi piace, è parte di me. Non ne potrei fare a meno.

 

6 – Che lavoro farai da grande?

 

Stante la recentissima riforma del MiBACT con la creazione della Direzione Generale dei Musei, credo proprio che farò l’Assistente alla Vigilanza a vita. Spero almeno di restare all’Archeologico di Firenze: non potrei pensare di vivere lontano dalla mia Chimerina…

 

7 – Descrivi in tre righe cosa non va nel tuo lavoro.

 

L’assistente alla vigilanza così come viene inteso dalla maggior parte della vecchia generazione di funzionari svilisce totalmente il personale entrato col nuovo concorso, che si ritrova a stare su un panchetto quando potrebbe essere speso utilmente per altri compiti all’interno delle Soprintendenze.

 

Detto questo, nella quotidianità del mio lavoro non vanno le piccinerie e i dispettucci tra custodi e la sciatteria, a tutti i livelli, nell’affrontare i problemi di gestione del museo.

 

8 – Un genio può esaudire un tuo desiderio riguardante l’archeologia in Italia. Cosa chiedi?

 

Gente savia al MiBACT. Mi piacerebbe che si creasse un circolo virtuoso in cui il Ministero funzioni e faccia ricadere a pioggia sulle altre istituzioni a vario titolo pubbliche e private gli effetti di un buongoverno. Effetti che dovrebbero ricadere anche sui professionisti, da chi si spezza giornalmente la schiena in cantiere a chi fa ricerca, a chi fa comunicazione. Utopia. E vabbè.

 

9 – Se ti reincarnassi in un/a fiorentino/a famoso, chi vorresti essere?

 

Giovanni Poggi, Soprintendente alle Belle Arti durante la II Guerra Mondiale e in particolare nell’Estate del ’44, quando Firenze fu bombardata e poi liberata dagli Alleati. Forse non è un fiorentino famoso, ma sarebbe bene che lo fosse. Egli difese strenuamente il patrimonio artistico fiorentino, le collezioni degli Uffizi e di Palazzo Pitti in particolare, seguì personalmente il trasporto delle opere d’arte in rifugi sicuri fuori Firenze, difese ad ogni costo i capolavori dai furti più o meno legalizzati dei Tedeschi, rischiò molto in nome dell’Arte che difese ad ogni costo.

 

Persona che antepose la salvaguardia del patrimonio artistico ad ogni altra cosa; il suo non fu semplicemente un lavoro, ma una vocazione, una missione. La storia di Poggi si conosce poco, soprattutto fuori Firenze, ma fu un supporto molto importante per i Monuments Men che lavorarono in Toscana tra il 1944 e il 1945. Senza la sua attività probabilmente molte opere d’arte sarebbero andate perdute, cadute in mano ai Tedeschi e/o distrutte per sempre.

 

Ora giochiamo:

 

10 – Che libro butteresti giù da Ponte Vecchio: Etruscologia di Massimo Pallottino o Introduzione allo studio dell’Etrusco di Mauro Cristofani? Perché?

 

Ehm… posso dire che non ho mai letto né l’uno né l’altro? No, oddio, Introduzione allo studio dell’Etrusco dev’essermi passato per le mani però, ecco, non ha lasciato molto il segno… (shame on me, ma so a mala pena leggere tincsvil sulla zampa della Chimera)

 

11 – Una giornata di guardiania al MAF con Massimo Bray o Giuliano Volpe? Perché?

 

Giuliano Volpe non me ne voglia, ma con Massimo Bray mi divertirei un monte a twittare e a far twittare la Chimera (@ChimeraMAF)

 

12 – È l’anno 2100. E’ la fine del mondo prospettata dai Maya (alla fine c’avevano ragione, avevano sbagliato solo l’anno). Puoi scegliere di salvare solo un’opera del Museo: la Chimera, il Vaso François o l’Arringatore? Perché?

 

Eh, la Chimera è la Chimera. Mi dispiace per gli altri, anche se devo ammettere che l’Arringatore mi è sempre stato simpatico. Il Vaso François invece… beh, non sarebbe la prima volta che viene distrutto per la cattiveria di un custode (curiosi di sapere chi fu il primo?).

 

13 – Devi noleggiare un DVD da vedere con la Chimera: scegli L’etrusco uccide ancora o Una notte al museo? Perché?

 

Una notte al museo, che ricorda a lei le sue scorribande notturne per i corridoi e a me tutta la fatica che devo fare ogni volta per domarla. Vi ho mai raccontato di quella volta che l’ho trovata a giocare a scacchi con l’Obesus di Chiusi e Larthia Seianti?

 

14 – Di chi faresti volentieri a meno? Del turista fai da te che “Scusi, ma per il Colosseo, devo girare dopo Piazza della Signoria?” oppure della neolaureata che “io vorrei lavorare in un Museo e lo farei anche gratis”? Perché?

 

Andrò un po’ controcorrente, però farei a meno non tanto del turista fai da te quanto del “visitatore ad ogni costo”, quello che siccome ha comprato una card per entrare in tutti i musei del mondo deve per-correrli tutti, senza avere alcuna idea di quello che sta guardando. Senza sapere neanche dove si trova.

 

E purtroppo, e andrò ulteriormente controcorrente, iniziative come la #domenicaalmuseo non fanno altro che evidenziare questa situazione. Le folle oceaniche che si riversano al museo approfittando del biglietto gratuito semplicemente attraversano il museo: una percentuale molto bassa è davvero interessata e visita con cognizione di causa o quantomeno con interesse. Ma la maggior parte, mi dispiace dirlo, non ha assolutamente idea di dove si trova; per costoro essere al museo archeologico o alla pinacoteca o in un centro commerciale non fa nessuna differenza. Non lo dico così tanto per dire, ma in base a lunghe osservazioni in sala.

 

La neolaureata che lavorerebbe anche gratis mi fa solo tenerezza. A meno che, certo, non arrivi con l’atteggiamento borioso di chi ha capito tutto della vita (e purtroppo ce n’è a giro): ricordo, quand’ero stata appena assunta, che in museo a Firenze c’erano due studentesse stagiste; ricordo l’aria di sufficienza con cui guardavano noi che eravamo “solo” custodi. Non so, sinceramente, che fine abbiano fatto.

 

15 – La tua definizione di archeologia.

 

Per me l’archeologia è una disciplina “sociale”: il fine ultimo di ogni ricerca archeologica è la restituzione alla comunità di un tassello della sua storia, antica o meno antica che sia. Per questo a mio parere non si può prescindere dalla comunicazione e dal racconto. Non c’è archeologia se manca il racconto, ma il racconto ha bisogno di qualcuno cui lo si racconti.

 

Quella degli archeologi è una missione “sociale”, non mi stancherò mai di dirlo. Se ci dimentichiamo del nostro Patrimonio perché non ne conosciamo il valore e non lo riconosciamo come nostro, è un danno per la società. Guardate cos’è successo a Mosul, se volete avere un esempio forte di ciò che intendo.

 

[Photo credit: Paola Romi @OpusPaulicium]

 

 

(@pr_archeologo)