Commenti

6 commenti
  1. Caterina Ottomano
    Caterina Ottomano dice:

    Scandaloso.
    E visto che ci siamo, metto un bel carico e vi parlo dell’area ex Italgas a Ventimiglia, dismessa da anni, sotto la quale sono i resti della città romana.
    Nel 2007 l’Amministrazione della città e la Soprintendenza Archeologica (ispettore di zona Giampiero Martino) è stato messo a punto un progetto, finanziato con 3 milioni di euro, che prevedeva un ambizioso recupero della zona con creazione di parco archeologico previo scavo, laboratori, caffetterie, bookshop.
    Com’è andata a finire? La prima tranche dei lavori è stata appaltata, e si è messo mano alla ristrutturazione di due edifici. Poi più niente. A causa dell’inettitudine congiunta di Comune e Soprintendenza i denari, non utilizzati, sono tornati al mittente. E questa è la situazione ad oggi: l’edificio non è stato terminato, infissi, piastrelle sanitari, sono abbandonati ovunque, gli scheletri dei gasometri sono ancora lì, ovunque erbacce.
    Questo è il link all’articolo apparso su ‘La Stampa Imperia/Sanremo il 3 febbraio 2008
    http://www.patrimoniosos.it/rsol.php?op=getarticle&id=38072

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    • Domenica
      Domenica dice:

      Ed il dramma è che non sarà nè la prima nè l’ultima volta. Succede continuamente, succede ovunque, succede con le opere pubbliche, e succede quando queste opere sono a carattere culturale, e, come in questo caso e in quello che ci segnali, coinvolgono l’archeologia.

      E’ incompentenza, sono altri interessi, è la burocrazia, ma a chiunque si voglia dare la colpa un dato rimane: che quello che dovrebbe essere di tutti, la cultura, il passato, rimane inaccessibile e sconosciuto e se va bene, e dico, se va bene, finiranno per conoscerlo alcuni, nemmeno tutti, degli addetti ai lavori.

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  2. Caterina Ottomano
    Caterina Ottomano dice:

    Sono un pò fuori tema, ma vi segnalo comunque la triste situazione del ‘Parco archeologico e sistema museale dell’antica città di Luni’ di proprietà nazionale, quindi gestito dalla Soprintendenza, in provincia di La Spezia. Si tratta della più grande area archeologica della Liguria, il museo, che data a fine anni ’60 è stato costruito sul foro ed è di per sè un ecomostro su palafitte e il personale è costituito da 18 tra custodi e capo-custodi che si occupano delle visite guidate, ma per contratto non possono incaricarsi della manutenzione dell’area, che è molto, ma molto trascurata e non per mancanza di fondi. Nel tempo sono stati espropriati ai legittimi proprietari numerosi casali, nei quali si prevedeva di inserire magazzini e mostre temporanee; i casali sono stati ristrutturati con fondi pubblici ma sono oggi perlopiù vuoti ed inaccessibili. Su tripadvisor ho trovato alcuni commenti illuminanti

    1. Il posto è molto carino ma per niente valorizzato, bisogna andare per forza con la propria auto sennò si rischia di rimanere bloccati li. Non c’è nemmeno un punto ristoro.peccato perché sarebbe veramente una buona gita in famiglia. Il museo ed i reperti sono molto interessanti e ben conservati

    2. siamo stati più di due ore a visitare il museo e gli scavi archeologici di Luni. L’ingresso costa poco, solo 2 € (bambini e over 65 mi sembra non paghino nulla). prima si visita il museo, ricco di tabelloni esplicativi! poi con una guida si fa il giro di tutti gli scavi e si va fino all’anfiteatro, non intero, ma molto bello e suggestivo. molto belli anche i mosaici ricostruiti all’esterno della parte dedicata alle domus. la mia impressione però purtroppo (che è un’impressione che ho quasi sempre in Italia nei musei o negli scavi archeologici) è che sia tutto un po’ abbandonato, tutto in attesa di “tempi migliori”. un vero peccato perchè questo è un patrimonio molto importante a mio avviso.
    Visitato a Ottobre 2012

    3. Nonostante l’importanza della città in epoca romana, il sito archeologico di Luni è sicuramente di difficile lettura per chi non è esperto di archeologia; per questo forse chi ha progettato il museo ha previsto una serie di sezioni tematiche “decentrate” dislocate lungo il percorso nell’area archeologica. Peccato che solo il museo principale sia visitabile, mentre la passeggiata archeologica, ripeto di difficile lettura, veda una serie di edifici con interessanti approfondimenti tematci tristemente chiusi e lasciati in preda alle erbacce. Il personale mi sembra non manchi quindi non capisco il perche’ di questa situazione.
    Visitato a Settembre 2012

    4. Come altri hanno già scritto l’antica città si Luni si trova vicino ad Ortonovo. Il sito archeologico – perso tra la campagna, il mare ed il fiume Magra è veramente ed ingiustamente trascurato.
    Quando ci sono andato non credevo ai miei occhi nel constatare quanti pochi fossimo a visitarlo e quanto poco attrezzato fosse il bookshop dell’antiquarium che è anche biglietteria di ingresso.
    Il sito è affascinante per la sua storia e per i ruderi visitabili, occorrerebbe più attenzione da parte delle autorità competenti (anche locali). Il personale è volenteroso, preparato ma con scarsi mezzi. Da anni risultavano esaurite guide e brochure “di peso” per la conoscenza della città e dei reperti visti nall’antiquarium.

    5. Arrivare nella zona archeologica di Luni non è facile, poichè mancano indicazioni precise e ben visibili, e già questo secondo me è scandaloso!
    Entrando non si hanno indicazioni su dove andare, poi si capisce che si deve seguire una strada per circa 150mt fino a che non incontra finalmente il museo e l’entrata all’area.
    Il museo se pur piccolo è anche carino, il personale gentile e disponibile, i pezzi ritrovati frutto dei vari scavi sono vari e molteplici. Usciti dal museo inizia la visita dell’area completamente all’aria aperta ed inizia anche la desolazione. zone di scavi lasciate a se stesse, indicazioni poche e solo in italiano, erba alta dappertutto, nessun controllo altri edifici che non si capisce cosa siano chiusi. Pensando all’amministrazione di Ortonovo ed ai cittadini che l’hanno votata mi chiedo come facciano a disinteressarsi di un’area archeologica unica con un valore storico ed artistico come quella? E’ incredibile!!
    Visitato a Maggio 2012

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  3. Domenica
    Domenica dice:

    Chi studia archeologia in Italia prima o poi avrà a che fare con Luni, e che tristezza leggere queste cose…

    Tra i commenti che hai citato mi colpisce soprattutto questo:

    la mia impressione però purtroppo (che è un’impressione che ho quasi sempre in Italia nei musei o negli scavi archeologici) è che sia tutto un po’ abbandonato, tutto in attesa di “tempi migliori”.

    E mi colpisce perchè è COSI’ vero, quasi sempre, ovunque.

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  4. Paola
    Paola dice:

    Manlio Lilli ha ferocemente ma giustamente buttato il sale sulla ferita che spesso ci dilania prima il cuore e poi il cervello: sembra che più lavori, più trovi, più sei strumento di potenziale distruzione o occultamento della storia . Come diceva Caterina nel suo articolo ti senti quasi complice della speculazione anche se colpe non ne hai. Perché nostre sono tante responsabilità ed assenti le possibilità di mettere bocca sul futuro delle nostre scoperte. Ci fanno operare a cuore aperto e alla fine dell’operazione ci cacciano dalla sala. Questa impotenza uccide la voglia di lavorare e in parte il nostro orgoglio professionale. Io non voglio prendere decisioni che spettano alle istituzioni ma sentirmi la colpevole operaia di una catena di smontaggio non mi sembra giusto. Quale il futuro? Quale la soluzione? È poi mi parlano di libertà di ricerca…passate qualche mese su cantieri simili. Poi la limitazione alle scelte su dove scavare vi sembreranno ben poca cosa. Significative come il gusto di un succo di frutta per la colazione…

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  5. caterina ottomano
    caterina ottomano dice:

    Questo è sempre stato il problema dell’archeologia professionale: si scava, si documenta, si interpreta, poi, però tutto il materiale è esclusivo appannaggio del funzionario di zona. Sono pochi quelli con cui si collabora allo stesso livello e con cui si arriva alla co-pubblicazione dei dati. Gli altri, bontà loro se aggiungono il tuo nome in appendice: lo scavo è stato eseguito dalla cooperativa tal dei tali, operatori di scavo tal dei tali. E presentano ai congressi i dati della ricerca che TU HAI FATTO, L’ultimo convegno cui ho partecipato data al 2011, ci sono andata per presentare un sito di età romana insiema ad una mia collega e alla funzionaria responsabile dott. Giuseppina Spadea. Che è stata l’unica ad invitare a parlare gli esecutori materiali dello scavo, lei si è limitata all’introduzione. Per quanto riguarda gli altri relatori, non uno ha citato gli archeologi professionisti grazie al lavoro dei quali la ricerca era stata possibile. Me ne sono andata furente e con un diavolo per capello (e ne ho tanti, di capelli).

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