#Nograndinavi: il fragile equilibrio della Serenissima

Oggi vi proponiamo una riflessione off topic rispetto alle tematiche delle quali ci occupiamo di solito qui su professione archeologo.
Ma ci preme affrontare un argomento che solo apparentemente ha poco a che fare con l’archeologia.

 

 

Noi operatori dei bei culturali abbiamo il compito di tutelare, preservare e valorizzare il nostro patrimonio, la nostra “missione” è consegnare ai posteri quello che ci ha lasciato la storia. E la sfida più grande che abbiamo davanti è quella di saper raccontare questa storia, renderla accessibile anche ai non addetti ai lavori, perchè riconoscere le proprie radici è il primo passo verso la costruzione del futuro.

 

 

E’ per questo che vogliamo aprire un dibattito intorno a quello che ad oggi appare come un insulto e uno scempio della bellezza. Stiamo parlando della questione Grandi Navi a Venezia.

 

 

Stiamo parlando della fragilità di una città come Venezia, assediata dalle tante, troppi, navi da crociera che ogni giorno con la loro mole mastodontica sovrastano, come invasivi grattacieli galleggianti, campanili, calli e campi della Serenissima.

 

 

E non si tratta soltanto di un disvalore legato all’estetica della città che ci invidia tutto il mondo, parliamo anche di un problema di tutela del delicato equilibrio sul quale si regge la città lagunare: il modo ondoso di questi grandi scafi rischia infatti di sconvolgere le strutture che reggono le isole della laguna.

 

 

Forse è giunto il momento di affrontare il problema. O aspettiamo che prima o poi siano gli eventi a prendere il sopravvento? Il nostro paese è ancora in grado di “prendersi cura” del proprio patrimonio storico-artistico?

 

Del resto, oltre alle palesi esigenze di tutela riguardanti un ecosistema così delicato e la necessità di non compromettere i monumenti di una città unica, va sottolineato come il passaggio delle grandi navi, non solo non crei turismo di qualità, ma non faccia altro che alimentare, al massimo, una fruizione mordi e fuggi che incide negativamente sia dal punto di vista culturale che economico.

 

La Serenissima, quasi come una novella copia di se stessa, una Las Vegas italiana insomma, la si lascia attraversare e guardare dalle navi senza preoccupazione alcuna per la sua sopravvivenza, mostrandola come si mostra un quadro o peggio un animale impagliato.

 

Ma Venezia è città, organismo vivo e le grandi imbarcazioni invece di salvarla dalla stasi e dall’agonia la violentano e feriscono.

 

Detto questo, sebbene non ci siano drammi e naufragi da raccontare, sebbene non ci siano complicate controverse tecnologie da criticare, bisognerebbe  ogni tanto ricordarsi dell’articolo 9 della Costituzione che recita “La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione”.

 

E magari applicarlo.

 

Sicuramente si lederanno gli interessi di qualcuno ma si farà l’interesse di tutti.

 

 

 

 

 

 

 

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