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Come il British Museum protegge più di sette milioni di opere

“Se non li mettiamo in mostra, se non facciamo vedere gli oggetti, allora perchè conservarli? Parte del nostro compito è assicurarci che siano ancora qui per le future generazioni, ma non al costo di escludere la generazione presente.”

 

David Saunders, Head of conservation and scientific research

 

Conservazione a tutti i costi o fruizione pubblica?

 

Per chi si occupa di musei e valorizzazione in generale si tratta di una questione spinosa, principalmente perché alcuni materiali sono più delicati di altri, e anche senza voler prendere in considerazione l’eventualità di un adolescente che decida di lasciare la propria firma da qualche parte, l’esposizione stessa alla luce e all’aria degrada i manufatti.

 

A volte invece, semplicemente, lo spazio non è abbastanza, e allora si organizzano mostre temporanee, eventi, si mettono im mostra gli oggetti a rotazione, tutto nell’ottica della definizione adottata dall’ICOM (International Council of Museums), che identifica il museo come istituzione permanente senza scopo di lucro, al servizio della società e del suo sviluppo, aperta al pubblico, che effettua ricerche sulle testimonianze materiali e immateriali dell’uomo e del suo ambiente, le acquisisce, le conserva, le comunica e specificamente le espone per scopi di studio, educazione e diletto.

 

Come assicurare, allora, la salvaguardia degli oggetti custoditi e garantire al tempo stesso ai visitatori la possibilità di osservare le tanto ammirate testimonianze del passato?

 

L’articolo che oggi vi proponiamo riporta il punto di vista dei conservatori di uno dei più importanti e visitati musei del mondo, il British Museum, che ai suoi circa sei milioni di visitatori annui propone un’esposizione di oltre 50.000 oggetti, mentre nei suoi magazzini conservata quasi sette milioni di altri reperti ed opere d’arte.

 

Quando si tratta di confrontarsi con gli altri bisogna puntare in alto, no?

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