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#BMTAsocial: la social crew a Paestum

Inizia oggi la XVIII Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico, l’importante appuntamento annuale per tutti gli operatori del settore che ormai da alcuni anni da ampio spazio anche alle più interessanti novità in termini di innovazione tecnologica e sociale con un occhio di riguardo ai temi della comunicazione.

 

Tanti gli appuntamenti da non perdere nel ricco programma dall’incontro con i quattro nuovi direttori dei grandi musei statali del Sud che si sta svolgendo proprio in queste ore, ad archeostartup, momento dedicato all’archeologia che diventa impresa, coniugando conoscenza del passato e sviluppo economico che guarda al futuro. Non mancheranno gli appuntamenti con i grandi divulgatori, scrittori e personaggi televisivi, come l’ormai immancabile Alberto Angela.

 

Una bella novità di quest’anno è che l’organizzazione ha deciso di invitare alcuni archeoblogger influencer italiani a seguire l’evento facendo quello che meglio sanno fare, comunicare e far parlare dell’evento in rete.

 

Non poteva mancare la crew di Professione Archeologo e vista l’occasione speciale,  abbiamo deciso di schierare l’intera squadra: domenica (@domenica_pate) si è messa in viaggio stamattina di buonora ed è già sul posto, Paola Romi (@OpusPaulicium) arriverà domani e Antonia Falcone (@antoniafalcone) raggiungerà il resto della PA crew sabato.

Con Astrid D’Eredità (@astridrome) di Archeopop ci siamo inventate un hashtag secondario da affiancare a quello ufficiale della Borsa, #BMTAsocial per segnalare gli appuntamenti ed attività a cui prenderemo parte e che vi racconteremo a colpi di tweet, instagram e brevi video.

 

Seguite #BMTAsocial e #BMTA2015 per update dagli incontri, foto dagli stand, dal parco archeologico e dal bellissimo museo archeologico di Paestum.

 

Se siete alla Borsa, non esitate a scriverci sui social così ci conosciamo di persona e se avete domande o curiosità mandateci un tweet e vi risponderemo in tempo reale.

 

Allora, ricapitoliamo, gli hashtag da seguire sono #BMTA2015 e #BMTAsocial, gli account da tenere d’occhio, oltre ai nostri twitter personali, sono @pr_archeologo e la nostra pagina facebook.

 

Stay connected!

@domenica_pate

 

[Ph. credit: Davide Arnesano]

interfacce

#Interfacce: il tuo voto per l’archeologia che funziona

Chi l’ha detto che archeologia non fa rima con innovazione?

 

Va bene, non fa rima, ma troppo spesso l’idea della polvere che ricopre cocci e muri si riflette anche nell’immaginario comune di una comunità di studiosi chiusi negli scantinati e in biblioteche semideserte.

 

Ora, non vogliamo spingerci a dire che in molti casi la realtà non sia questa, ma ci sono alcune avanguardie che per fortuna punteggiano il panorama dell’archeologia in Italia e delle quali ci piace parlare sulle pagine del nostro blog.

 

Tra queste realtà che puntano sull’innovazione progettuale e gestionale oggi abbiamo scelto di raccontarvi l’avventura di Uomini e Cose a Vignale, chiedendovi anche un piccolo aiuto.

 

“Uomini e cose a Vignale è un progetto per la conoscenza e la valorizzazione del sito archeologico del Vignale di Piombino (LI) e del suo territorio”, si legge sul loro sito internet.

 

Quello che ci piace di questo progetto è che da sempre ha puntato a costruire un rapporto forte con la comunità locale, coinvolgendo le scuole e la popolazione in numerose occasioni, aprendo le porte agli scavi e raccontando la ricerca passo dopo passo. Uomini e Cose a Vignale ha anche un altro primato, è tra i più “antichi” e longevi blog di archeologia in Italia, con il primo post datato al 2008!

 

Archeologia pubblica nel senso migliore del termine, dunque.

 

Ma comunicare e coinvolgere non basta: se l’archeologia non diventa parte integrante di un sistema, non sarà mai sostenibile. È per questo che nasce Interfacce, uno dei 40 progetti selezionati dal bando CheFare3, e che mira a “costruire un modello sperimentale di gestione sostenibile del patrimonio paesaggistico e culturale di un microterritorio”. I nostri prodi archeologi hanno superato la prima selezione e ora serve premere sull’acceleratore per il rush finale.

 

In cosa consiste Interfacce?

 

L’idea è di costruire una rete tra operatori del settore e pubblici diversificati partendo dai cittadini che condividono con gli archeologi i luoghi e la storia di Vignale, luoghi e storia che prima di loro sono appartenuti alle comunità che nel sito toscano hanno vissuto e lasciato le loro tracce, proprio quelle che gli archeologi recuperano, studiano e interpretano.

 

È proprio questo punto di contatto, questo interesse comune a dare il nome al progetto: in archeologia, infatti, l’interfaccia è la superficie di separazione/contatto tra due strati archeologici diversi.

 

L’archeologia, in questo caso, vuole valorizzare le “superfici” di contatto tra uomini del presente e del passato, essere un connettore di epoche diverse, che è quello che dovrebbe in fondo essere sempre.

 

Abbiamo proposto a Elisabetta Giorgi, uno dei coordinatori del progetto, un gioco: definire in 30 parole i concetti chiave del progetto, archeologia, pubblico e comunicazione.

 

1 – Archeologia: un mezzo di comunicazione con il passato, una chiave di lettura del presente e un modo per progettare il futuro, toccando con mano le tante storie che ci sono dietro (e dentro) di ciascuno di noi.

 

2 – Pubblico: tutti gli occhi, le orecchie, il cuore e la testa con i quali dobbiamo confrontarci e verso i quali abbiamo un’enorme responsabilità: restituire il loro passato.

 

3 – Comunicazione: sperimentare modi e strumenti per arrivare a guardare negli occhi, uno per uno, i nostri interlocutori e prenderli per mano per costruire insieme un’emozione e un’avventura intellettuale indimenticabile.

 

Che dite, la diamo una mano a questi archeologi innovatori e coraggiosi?

 

Seguite questo link, registratevi e votate.

 

E infine, fate un ultimo sforzo: condividete questo post o giratelo ai vostri amici.

 

Abbiamo strappato una promessa ad Elisabetta e al suo team: se superiamo la soglia di 100 voti entro la fine della settimana arriverà un ringraziamento per i lettori di Professione Archeologo con un video o un’immagine.

 

Non fateci fare brutta figura, eh!

 

@antoniafalcone

@domenica_pate

 

 

Venere Medici alla Galleria degli Uffizi #uffiziarcheologia

#UffiziArcheologia. Diventare trending topic con la cultura si può

Andare agli Uffizi come archeoblogger per scoprire la collezione di antichità della più importante galleria d’arte rinascimentale del nostro Paese si può fare.

 

Anzi l’abbiamo fatto.

 

Il 21 settembre.

 

E visto che siamo nel 2015, cioè nel futuro se diamo retta a Doc e Marty (e chi siamo noi per smentirli?), gli archeoblogger agli Uffizi sono entrati armati di smartphone e fotocamere.

 

Gli altri colleghi archeoblogger hanno già dedicato diversi post alla giornata del 21 settembre, vi invitiamo quindi a dare un’occhiata ai loro blog per avere una panoramica di quello che abbiamo visto e della storia che si cela dietro le opere scultoree della Galleria (Generazione di Archeologi, Archeokids, Memorie dal Mediterraneo). In questo post invece vorrei soffermarmi sulle ragioni che ci sono dietro un archeoblogtour, ed è importante farlo in questa occasione dal momento che #uffiziarcheologia è diventato trending topic in Italia (arrivate alla fine del post per sapere cosa significa, se già non lo sapete :D)

 

Capita spesso che ci chiedano qual è la finalità di un archeoblogtour e di un update continuo sui social del percorso di visita dei blogger.

 

A cosa serve fare un livetwitting, caricare foto su Facebook o Instagram e creare bacheche di immagini su Pinterest?

 

Parafrasando: perché lo fate?

 

E qui voglio elencarvi almeno tre obiettivi che ci prefiggiamo di raggiungere ogni volta che ci parte un tweet dal cellulare.

 

Primo obiettivo: far partecipe la community che ci segue online.

 

Raccontare cioè luoghi che magari sono meno noti e che ci piace scoprire insieme. Nel caso degli Uffizi non tutti sanno infatti che la collezione d’arte antica è stata la prima ad essere ospitata nella Galleria e che quindi si deve alla passione antiquaria dei Medici se oggi Firenze possiede uno dei musei più visitati in Italia. Condividere notizie, informazioni, fotografie online aiuta ad avvicinarsi senza timore reverenziale ad argomenti impegnativi come il collezionismo o la storia dei restauri rinascimentali.

 

 

Secondo obiettivo: interagire con la community. Stimolare la curiosità di chi magari scorre in quel momento la timeline di Twitter e ha da sempre avuto voglia di fare proprio quella domanda. Ecco, noi rispondiamo in tempo reale, oppure vi facciamo quiz facili facili.

 

 

Terzo obiettivo: far parlare di cultura anche i social e provare a portare tra i Trending Topic temi culturali.

 

Un trending topic è un argomento di tendenza su Twitter. Generalmente contrassegnato da un cancelletto (hashtag), si tratta di una parola che viene utilizzata dalla community per parlare di un determinato argomento e che ad un certo punto risulta tra le più usate, diventando trending topic, appunto, argomento “di tendenza”.
Il 21 settembre #uffiziarcheologia è diventato trending topic, in altre parole su Twitter quella mattina, tra gli argomenti di cui si parlava di più, c’è stato anche il blogtour organizzato nella Galleria.

 

 

Il risultato raggiunto non sarebbe stato possibile senza la sinergia di tanti soggetti che hanno creduto fermamente e portato avanti questo progetto: in primis Fabrizio Paolucci e Cristiana Barandoni di Gold Unveiled, Dipartimento di Antichità Classiche della Galleria degli Uffizi di Firenze; poi il gruppo di blogger che ha visitato la Galleria (Astrid D’Eredità per Archeopop; Francesco Ripanti per Archeokids, Stefania Berutti per Memorie dal Mediterraneo, Marina Lo Blundo per Generazione di Archeologi) e infine tutti gli amici che ci seguono con curiosità e costanza sui canali social: cercate #uffiziarcheologia su Twitter e troverete i nomi di chi con un retweet e una stellina ha reso la cultura di tendenza durante quel meraviglioso 21 settembre.

 

@antoniafalcone

 

 

 

 

Rassegna internazionale del cinema archeologico di Rovereto

Tra archeologia e contemporaneità: la XXVI Rassegna Internazionale del Cinema Archeologico di Rovereto

Si è conclusa lo scorso sabato 10 ottobre la XXVI Rassegna Internazionale del Cinema Archeologico di Rovereto che quest’anno ha visto protagonisti, tra gli altri, un gruppo di intrepidi archeoblogger, chiamati ad assegnare una menzione speciale ad uno dei film in concorso per la XII edizione del premio Paolo Orsi.

 

Le blogger di Professione Archeologo hanno avuto l’onore di far parte di questa giuria e la nostra Antonia Falcone ha viaggiato alla volta di Rovereto per essere presente alla premiazione finale ed assegnare personalmente la menzione speciale (e sì, ha proprio detto “And the winner is…”).

 

La scelta di includere una giuria fatta di archeologi che più o meno quotidianamente si occupano di comunicazione ci è piaciuta fin da subito e ci è sembrato un segno importante.

 

“Una manifestazione di ampio respiro come la Rassegna non può non comprendere che in questi ultimi anni è cambiato il modo di comunicare e di vivere l’archeologia,” ci ha confermato Valentina Poli, della Fondazione Museo Civico di Rovereto, che in queste settimane ha seguito i lavori della giuria degli archeoblogger. “In questi anni il mondo dei blog e dei social media si è affiancato al modello tradizionale della comunicazione culturale riuscendo a coinvolgere, in maniera entusiasmante e meno formale, un pubblico vasto ed appassionato. Quest’anno ci è sembrato il momento opportuno per contattarvi e proporvi di partecipare per assegnare una menzione speciale al film che maggiormente si presta alla fruizione e alla divulgazione. E non possiamo che essere soddisfatti visto l’entusiasmo con cui avete accettato il compito di giurati!”

 

E non poteva essere altrimenti, visto che, per dirla con le parole di Marina Lo Blundo, il dovere di giurati ci ha permesso di fare il giro del mondo direttamente dal divano di casa, alla scoperta di angoli di mondo vicini e lontani.

 

La Rassegna è ormai finita e sabato sera sono stati annunciati i vincitori, ma l’edizione di quest’anno è stata anche segnata dalla forte rivendicazione, da parte degli organizzatori, dell’unicità dell’evento di Rovereto, un festival di riconosciuto prestigio internazionale, che però non ha sempre avuto il supporto che si merita , nonostante quest’anno siano anche arrivati gli auguri del Presidente della Repubblica Mattarella a pochi giorni dall’inizio.

 

“Esistono nel mondo, in Europa e Stati Uniti, altri 8 o 9 festival di cinema dedicato all’archeologia o al patrimonio culturale,” ci ha detto Dario di Blasi, Conservatore Onorario del Museo Civico di Rovereto e Direttore della Rassegna, che ha gentilmente risposto ad alcune nostre domande. “Alcuni sono ai limiti della sopravvivenza, altri hanno limitato la raccolta e selezione di film alle versioni linguistiche del territorio, inglese o francese per ridurre i costi delle traduzioni e doppiaggi. Questo è avvenuto sicuramente per effetto della crisi economica e sociale, ma anche e soprattutto perché la classe politica e dirigente, sia pure con atteggiamenti diversi, ritiene che l’investimento in cultura sia residuale rispetto all’economia ed anche purtroppo alla guerra.”

 

Il tema degli investimenti seri nel campo culturale ritorna quindi prepotentemente anche nel caso di un evento così importante come la Rassegna di Rovereto. Quando gli chiediamo come immagina il futuro della manifestazione, il Direttore Di Blasi risponde:

 

Crediamo che la cultura sia una virtù che permette agli uomini di sopravvivere perché si relazionano tra di loro e con il territorio attraverso le proprie qualità più alte, come l’ingegno, la solidarietà, la fame di conoscenza, così come permette loro di mettersi in relazione con le divinità attraverso il culto.
Come festival cercheremo di resistere e ampliare la nostra caratteristica più importante e cioè rappresentare la ricerca archeologica e storica di tutto il mondo attraverso le varie lingue e linguaggi della cinematografia per mettere in relazione il Mondo Antico con il pubblico più vasto possibile e far sì che acquisti chiara coscienza del proprio passato e contribuisca a costruire un avvenire migliore.

 

Alla luce delle recenti distruzioni del patrimonio archeologico in Siria e della morte dell’archeologo Khaled-al Assad, ucciso dall’ISIS lo scorso agosto e al quale la Rassegna ha deciso di rendere omaggio, ci sembra che questa dichiarazione di intenti sia decisamente importante e degna di nota.

 

@domenica_pate

[Credit immagine: Astrid D’Eredità]

 

*

 

Ps.

 

A chi abbiamo assegnato la menzione speciale? Al film che ci è sembrato meglio incarnasse la divulgazione e la comunicazione del patrimonio culturale come lo intendiamo noi: Tà gynaikeia. Cose di donne, regia di Lorenzo Daniele, con la consulenza scientifica di Alessandra Cilio, Fine Art Produzioni Srl.
Questa la nostra motivazione:

 

Dal passato prossimo al passato remoto. Un viaggio al contrario che guarda a tutto tondo al mondo femminile. Per noi questo è Cose di Donne. Ci è piaciuto il suo sguardo innovativo sul passato, che percepisce la storia come patrimonio condiviso. I ricordi personali delle protagoniste rischiarano di una luce contemporanea, forte e capace di suscitare grande empatia, le testimonianze dei resti archeologici che si scrollano di dosso la loro polvere secolare e divengono vivi e attuali, comprensibili, segni tangibili di vite reali. Il documentario diventa così una storia corale, di ricerca e sacrificio, una continua domanda di senso, una riflessione aperta sulla donna di ieri e di oggi. Lo abbiamo molto amato: come archeologi e comunicatori crediamo che Cose di Donne rappresenti bene il senso di fare ricerca archeologica oggi ed incarni perfettamente le ragioni per cui la conservazione e la tutela del nostro patrimonio culturale sono di fondamentale importanza per la definizione stessa della nostra identità di cittadini e di società.