Come il British Museum protegge più di sette milioni di opere

“Se non li mettiamo in mostra, se non facciamo vedere gli oggetti, allora perchè conservarli? Parte del nostro compito è assicurarci che siano ancora qui per le future generazioni, ma non al costo di escludere la generazione presente.”

 

David Saunders, Head of conservation and scientific research

 

Conservazione a tutti i costi o fruizione pubblica?

 

Per chi si occupa di musei e valorizzazione in generale si tratta di una questione spinosa, principalmente perché alcuni materiali sono più delicati di altri, e anche senza voler prendere in considerazione l’eventualità di un adolescente che decida di lasciare la propria firma da qualche parte, l’esposizione stessa alla luce e all’aria degrada i manufatti.

 

A volte invece, semplicemente, lo spazio non è abbastanza, e allora si organizzano mostre temporanee, eventi, si mettono im mostra gli oggetti a rotazione, tutto nell’ottica della definizione adottata dall’ICOM (International Council of Museums), che identifica il museo come istituzione permanente senza scopo di lucro, al servizio della società e del suo sviluppo, aperta al pubblico, che effettua ricerche sulle testimonianze materiali e immateriali dell’uomo e del suo ambiente, le acquisisce, le conserva, le comunica e specificamente le espone per scopi di studio, educazione e diletto.

 

Come assicurare, allora, la salvaguardia degli oggetti custoditi e garantire al tempo stesso ai visitatori la possibilità di osservare le tanto ammirate testimonianze del passato?

 

L’articolo che oggi vi proponiamo riporta il punto di vista dei conservatori di uno dei più importanti e visitati musei del mondo, il British Museum, che ai suoi circa sei milioni di visitatori annui propone un’esposizione di oltre 50.000 oggetti, mentre nei suoi magazzini conservata quasi sette milioni di altri reperti ed opere d’arte.

 

Quando si tratta di confrontarsi con gli altri bisogna puntare in alto, no?

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Oggi a pranzo… cultura!

Oggi vi portiamo a pranzo. Le portate sono gustose e degne dei migliori chef. E chi negli anni scorsi ha sostenuto che con la cultura non si mangia, evidentemente ha sbagliato ristorante.

 

Eh già, perchè un gruppo di giovani operatori dei beni culturali ha deciso di rispondere con i fatti ad un assioma che si dimostra poco in linea con la realtà. Grazie al sostegno di ARTI e di Bollenti Spiriti è nato il Laboratorio dal Basso “Oggi a pranzo…cultura”.

 

Laboratori dal Basso è dedicata ai giovani pugliesi che stanno realizzando o intendono realizzare un’esperienza imprenditoriale e si configura come azione sperimentale che ha “lo scopo di rafforzare le competenze di chi fa impresa sul territorio pugliese incoraggiando la condivisione della conoscenza, l’apprendimento tra pari, lo scambio tra generazioni”.

 

Il Laboratorio è stato organizzato dalle associazioni 34°Fuso e LeMiriadi49 con la partnership del Laboratorio Urbano P.Art di Galatina, QuoquoMuseo del Gusto di San Cesario e Officine Cantelmo di Lecce.

 

Alla base dell’iniziativa c’è la profonda convizione che la cultura deve essere vista come incubatore di professionalità “in grado di innescare processi d’innovazione e sviluppo per il territorio”.

 

Il Laboratorio è stato strutturato in 5 moduli: Storytelling, Marketing culturale, Audience development, Fund raising per la cultura e Comunicazione integrata/social media strategy. Ogni modulo ha previsto lezioni frontali, brainstorming e attività di workshop.

 

L’ultimo incontro è previsto per venerdì 31 maggio e sabato 1 giugno presso il Laboratorio Urbano P-ART (Palazzo della Cultura) di Galatina ed è dedicato a comunicazione e digital strategy. L’evento facebook lo trovate qui.

 

Gli chef che terranno il corso sono Davide Baruzzi e Rosanna Spanò di BAM!Strategie culturali che spiegheranno ai partecipanti le modalità per comunicare sui new media a partire dall’analisi delle tendenze nel settore, passando per una panoramica sugli strumenti di cui servirsi per arrivare infine a capire come integrare i diversi canali di comunicazione (siti web, mobile e web 2.0). Imprescindibile è quindi lo studio del rapporto tra social network e cultura, declinato secondo le modalità dell’audience development, user generated content, community building e crowdfunding. Il laboratorio pratico sarà dedicato alla costruzione della digital strategy di una iniziativa culturale.

 

Ci fa piacere segnalare questa iniziativa per una serie di ragioni: innanzitutto parte dal basso, da una comunità di professionisti del settore culturale che hanno voglia di guardare avanti e di confrontarsi su temi quanto mai contemporanei (rispetto ai quali spesso la formazione universitaria è piuttosto carente) e poi perchè stimola un confronto vitale sulla direzione che la gestione della cultura dovrebbe prendere, cioè di apertura e rilancio delle energie dinamiche che si agitano nella nuova generazione di addetti ai lavori.

 

E infine è una scommessa, un modo per non restare immobili e farsi trascinare nelle secche di un sistema-cultura rigido e poco propositivo. E’ bello guardarsi intorno e scoprire che qualcosa si muove!

 

Vi ricordiamo che la partecipazione ai laboratori è gratuita e che chi vuole può seguire lo streaming sul sito di Laboratori Dal Basso.

 

Qui trovate il sito del progetto “Oggi a pranzo…cultura!”

 

Buon pranzo a tutti!

 

 

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Archaeoweb Review: Museo Archeologico del Finale

Oggi vi segnaliamo il sito web del Museo Archeologico del Finale che ci sembra particolarmente convincente nella sua semplicità e facile accessibilità.
La peculiarità del sito sta in un’interfaccia grafica intuitiva ed agevole da navigare, che permette all’utente di visualizzare subito le sezioni di cui si compone il sito. Il layout dell’homepage presenta cinque sezioni, le cui denominazioni suonano come un invito per gli utenti ad entrare a far parte della comunità del museo (Visita, Gioca, Partecipa, Leggi e Scopri), un modo coinvolgente di accorciare la distanza tra chi gestisce e chi visita il museo.

 

 

VISITA: con un semplice click si accede alla pagina che permette di esplorare le diverse sale del museo, strutturate cronologicamente dal Paleolitico al Medioevo con uno zoom su territorio, collezioni numismatiche ed il complesso conventuale di Santa Caterina. Le descrizioni sono brevi e comprensibili, corredate da immagini scorrevoli che illustrano l’allestimento delle sale.

 

GIOCA: vengono presentate le diverse attività dedicate alla didattica per bambini e ragazzi, laboratori, itinerari, giochi ed approfondimenti didattici con l’indicazione degli orari e delle tariffe.

 

PARTECIPA: in questa sezione sono riportati gli appuntamenti che hanno luogo all’interno del museo, eventi, mostre, convegni.

 

LEGGI: una raccolta delle principali riviste e pubblicazioni edite dalla sede centrale dell’Istituto Internazionale di Studi Liguri.

 

SCOPRI: è la sezione dedicata alla presentazione del personale tecnico-scientifico del museo, con l’indicazione degli indirizzi mail ed i link alle pubblicazioni curate dai membri dello staff.

 

 

Immediatamente al di sotto di queste sezioni, l’alternarsi di diverse immagini rimanda alle varie iniziative in corso, accessibili con un click. Il footer, infine, raccoglie tutte le informazioni di carattere pratico: contatti, biglietti, orari, la localizzazione del museo su google maps ed il link alla pagina facebook.

 

 

All’interno del sito, sulla colonna destra di tutte le pagine, è possibile scaricare la Carta dei Servizi del Museo e il Regolamento: un elmento di trasparenza e partecipazione che ci piace!

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OpenBiblio: le risorse di Professione Archeologo

Il sito di Professione Archeologo si arricchisce di una nuova pagina: OpenBiblio.

 

In questa sezione metteremo a disposizione i link a riviste online, portali e siti che consentono di consultare o scaricare gratuitamente materiale bibliografico a tema archeologico.

 

La mission di Professione Archeologo è quella di sostenere e incrementare un’idea di conoscenza libera e fruibile, di fare della condivisione uno strumento di crescita della coscienza collettiva. Da queste parti siamo convinti che il web offre infinite possibilità di interscambio e arricchimento.

 

E quale migliore strumento se non quello dell’open access?

 

Nell’attesa trepidante che l’archeologia, in un futuro prossimo, riesca a sviluppare in pieno tutte le potenzialità offerte dagli Open Data, vogliamo dare il nostro piccolo contributo alla causa.

 

Invitiamo pertanto gli aficionados di PA a segnarlarci, via mail, siti e portali dove è possibile accedere liberamente alle pubblicazioni scientifiche.

 

Don’t forget: be connected!

 

PS: Alla creazione della  pagina OpenBiblio ha collaborato Davide Mastroianni (@Davide_MastR  su twitter), nuovo membro dello staff di Professione Archeologo.

 

 

 

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The incredible tide

Se non vi è rimasto un briciolo di incoscienza, di audacia, di idealismo nonché di ottimismo non leggete questo post.
Passate oltre.

 

Nelle ultime settimane è successa una cosa bellissima. E come quasi tutti gli accadimenti più sorprendenti è nata da un piccolo pretesto, post di poche righe sul profilo del MIBAC. Così è iniziata la protesta di #no18maggio, da un fitto scambio di articoli sui blog di professionisti che non si sono mai visti in faccia, ma la faccia ce l’hanno messa, e dalla cagnara di tanti cinguettii è emerso #generazionepro.

 

Con tanta incoscienza, un po’ di fretta e qualche perplessità è stata lanciata l’iniziativo di #nottedeiprofessionisti.

 

L’invito alla partecipazione è stato diffuso su Facebook e Twitter e così sabato ci siamo ritrovati a Roma, non al Colosseo, non al Pantheon, ma a Castel S. Angelo ,forse anche più consono, come luogo simbolico, ad una protesta che apparteneva a tutti i professionisti dei BBCC e non solo agli archeologi.

 

Superando le consuete problematiche di traffico e parcheggio, muniti di cartelli coloratissimi e pieni di hashtag, siamo arrivati, sotto il sole che sembrava essere scomparso dal maggio romano, nel triangolo compreso tra il poderoso mausoleo, il Tevere e via della Conciliazione: lì, in mezzo a tanti simboli della nostra storia, della società e della cultura italiana abbiamo portato fuori dalla rete la protesta, ribadendo, a caratteri cubitali “#VolontariAChi ?”

 

Chi è abituato a contare centinaia di migliaia di persone in piazza ci avrà guardato con tenerezza.

 

Il successo della protesta è stato in rete, nella rapida comunicazione e nel passaparola. Anche i media tradizionali sono stati costretti ad accorgersi di noi. Alcuni hanno detto che il pretesto per rivendicare un nuovo modo di gestire, valorizzare e narrare i nostri Beni Culturali era sbagliato. E’ così? In questo mi ritengo piuttosto machiavellica: se la protesta è giusta, il casus belli non è troppo importante.

 

Ma tutto ciò è stato già detto, e meglio. Mi sembra invece che nei prodromi di questa iniziativa si siano accumulate tante idee, anzi, tanta voglia di proporre un radicale cambiamento nell’archeologia italiana. Sui social network i cinguettii e i post di autentica e sincera buona volontà, ma anche gli interventi di maggiore impegno si sono accumulati, come tante gocce.
Da qui l’idea di una prossima ventura alta marea.  Ricordate Conan, il ragazzo del futuro? Nato da un libello di scarsa qualità e spessore è diventato un cartoon pieno di ottimismo, speranza e voglia di ricostruire, senza pregiudizi, il proprio mondo.

 

Così mi auguro sarà l’esperienza che nascerà dai recenti accadimenti. Questo vorrei che fosse il nostro tentativo di costruire un’archeologia… “post-moderna”? Non mi sembra molto felice come etichetta, e so che i miei colleghi ne troveranno di certo una più adatta. L’importante, però, è che fondamentale sia il radicamento della nostra professione nella società. E’ necessario che i nostri concittadini riconoscano le nostre esigenze perché noi riconosciamo le loro.  E’ fondamentale che ritroviamo la capacità ed il gusto di coinvolgere e raccontare.

 

Dai #generazionepro, il mondo (dell’archeologia, ma non solo) deve ripartire. Ripartirà?

 

L’autrice di questo post, Paola Romi è su Twitter: @OpusPaulicium

 

*

 

RASSEGNA STAMPA

Comunicato di sostegno dell’On. Ileana Piazzoni

Foto tratta da SkyTg24 (se qualcuno riesce a recuperare il video del servizio ce lo comunichi, grazie!)

Grr.rai.it

Roma Oggi Notizie

Nuovo Paese Sera

Roma Today

– E spazio anche a chi la pensa diversamente, da Vita.it

E presto in arrivo anche uno Storify con la storia di Notte dei Professionisti.

 

Maggiori info e notizie le trovate sull’evento Facebook del fashmob. Inoltre, come promesso, abbiamo caricato tutte le foto di chi ha aderito all’iniziativa, di persona o tramite la rete, in un album Flickr. Non è tardi per partecipare alla protesta, siete ancora in tempo per metterci la faccia e caricare la vostra foto. Continueremo a raccoglierle, come continueremo a seguire il dibattito che tutto questo ha suscitato e, speriamo, susciterà.

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#salvatesbn: rischio chiusura dell’Opac-Sbn

Fornitevi di carta e penna, stipulate un buon contratto telefonico con chiamate illimitate, passate a prendere una confezione di valeriana formato famiglia ma, vi preghiamo, non riesumate abiti e musica degli anni ’80-’90.

 

Adesso sedetevi, che la notizia è grave.

 

Il tam-tam mediatico suona più o meno così:

 

“Avviso ai naviganti, ma anche ai ricercatori, lettori, plagiatori, narratori e a voi tutti, di biblioteche fruitori, che restate all’asciutto e nel web non vi perdete: il sistema OPAC-SBN rischia di chiudere per mancanza di fondi.”

 

Non so voi, ma noi di PA riusciamo con difficoltà a ricordare l’epoca in cui non c’era, come non riusciamo più a immaginare un mondo senza WorldWideWeb. Ma la notizia è affidabile e tra gli altri segnaliamo l’articolo del blog di Mazzetta che chiarisce bene la faccenda oltre a riportare per esteso il comunicato dll’ICCU a riguardo.

 

Per il resto che dire? Prendiamo in prestito le parole twittate da @Einaudieditore:

 

” La chiusura del portale del Servizio Bibliotecario Nazionale conta sulla nostra indifferenza. Gliela diamo vinta così facile?”

 

 

Per partecipare alla protesta e seguirla :#salvatesbn

 

Paola Romi altrimenti detta @OpusPaulicium

 

Vi segnaliamo altri link sulla vicenda qui, qui e qui.

 

Edit del 21/05/2013: è stata lanciata oggi una petizione per il ripristino dei fondi necessari a garantire la sopravvivenza del sistema OPAC-SBN. Potete firmarla e farla firmare attraverso questo link.

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#nottedeiprofessionisti: Professione Archeologo c’è

Facciamo il punto della situazione.

 

La protesta iniziata a partire dalla nota del MiBAC è cresciuta in maniera esponenziale grazie al dibattito apertosi in rete. Basta cercare su Twitter gli hashtag ad essa correlati (#no18maggio #generazionepro #VolontariAChi) per rendersene conto. Siamo velocemente passati dalla polemica sull’impiego dei volontari durante la Notte dei Musei 2013, alla protesta nei confronti di un sistema che fa del volontariato un surrogato del lavoro retribuito.

 

È ora di dire basta.

 

Con la scusa della crisi economica, precariato perenne, disoccupazione, tirocini “aggratis”, stage non spesati e tutte le variazioni linguistiche sul tema, sono diventati il pane quotidiano di tutti noi.

 

È tempo di sostituire la solita approssimazione e mancanza di lungimiranza nel campo delle politiche culturali con strategie in grado di valorizzare le professionalità che si sono formate in anni di studio. Bisogna ribadire che la cultura può e deve essere il motore della crescita, l’unico investimento sicuro sul futuro di questo paese.

 

E allora cominciamo a cambiarle le cose, ed iniziamo dal dimostrare che non siamo un esercito invisibile, che gli operatori dei beni culturali (archeologi, storici dell’arte, archivisti, bibliotecari e via dicendo) vogliono dire la loro, vogliono essere al centro del dibattito pubblico, perché hanno idee, proposte e le competenze per realizzarle.

 

Come fare?

 

Facile.

 

Prendete carte e penna e scrivete un cartello come quelli che vedete qui tra le mani dello staff di Professione Archeologo. Scattatevi una foto (macchina fotografica, webcam, cellulare, dipinto ad olio, Photoshop) e caricatela sulla bacheca di Notte dei Professionisti, l’evento FB dedicato. Se siete davvero avanti e avete un account Twitter caricate la foto anche lì, senza dimenticarvi gli hashtag #no18maggio #generazionepro e #VolontariAChi #nottedeiprofessionisti. Successivamente raccoglieremo tutte le foto caricate on line in un album Flickr che potrete visualizzare e condividere per dire “Io c’ero”.

 

Se vi trovate dalle parti di Roma, poi domani pomeriggio prendete il vostro cartello, salite sull’autobus o su qualsiasi altro mezzo di locomozione e fatevi trovare alle 17 a Castel S. Angelo (via Giovanni XXIII) per partecipare al flashmob promosso da Confederazione Italiana Archeologi e Assotecnici, e che Professione Archeologo ha contribuito ad organizzare fin dal primo istante.

 

Siate numerosi che, come direbbe mia zia, “dobbiamo finire al telegiornale”, e munitevi di smartphone, tablet, macchine fotografiche per documentare l’evento e diffonderlo on line.

 

È solo l’inizio di un percorso che ci deve vedere protagonisti ed il primo passo è uscire dall’anonimato.

 

E quale miglior modo che metterci la faccia?

 

PS: Per qualunque informazione non esitate a contattarci via mail o attraverso i nostri canali social!

 

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Perchè diciamo #no18maggio: la protesta di #generazionepro

Notte dei Musei 2013.

 

Il Ministero chiama a raccolta le organizzazioni di volontariato dalla sua pagina Facebook ed i professionisti della cultura insorgono. Professione Archeologo ha già espresso il suo punto di vista nel bel post di Antonia, sotto al quale si è aperta una proficua discussione venata di rabbia, ma anche, a tratti, di tristezza e scoramento.

 

Poi è arrivata la risposta del sottosegretario al MiBAC, Ilaria Borletti Buitoni, dalla sua pagina personale. Se doveva chiarire i come ed i perchè il breve post ci è riuscito benissimo: si ricorre ai volontari perchè non ci sono soldi e solo quando le risorse ci saranno si potrà dare lavoro a chi ha speso anni nella sua formazione culturale.

 

Mi chiedo: ma se non si facesse ricorso ai volontari la Notte dei Musei si potrebbe organizzare?

 

Se la risposta è sì, d’accordo, bell’iniziativa e buon lavoro a tutti, ma se la risposta è no… allora in questa logica c’è una falla grande quanto quella che affondò il Titanic.

 

Perchè il problema non sono i volontari. Il volontariato è una colonna portante del sistema sociale di questo paese, è una scelta di vita e di cittadinanza, ma resta personale, privata anche quando ha tanto impatto nel pubblico, ed è così che deve essere.

 

Il volontariato non può sostituire il pubblico, non può prendere il posto del lavoro retribuito, e non può prescindere dalla competenza del professionismo. La buona volontà dei singoli e delle associazioni, e anche di tanti professionisti che lavorano nel campo della cultura e che si sobbarcano ‘aggratis’ compiti che “se non lo faccio io non lo fa nessuno” non può sostituire il sistema, ed il sistema della cultura in Italia non funziona più. Continuerà ad arrancare se non si decide, ma seriamente, di investire nella formazione, nella ricerca, nel lavoro, nelle competenze.
Ecco da dove nasce #no18maggio, una protesta che va oltre la Notte dei Musei 2013, ed è agitazione “dal basso” nei confronti scelte che dovrebbero essere strategiche ed invece sono solo miopi.

 

Noi di #generazionepro non ci stiamo. Siamo PROfessionisti in PROtesta e abbiamo delle PROposte.

 

Open access, open data, open source, web strategy, comunicazione, racconto sono parole chiave che esemplificano alcune di queste proposte. Tante altre ne verranno fuori, perchè oltre alla competenza ci mettiamo cuore e testa, tutti.

 

E poi, lo sapete, a Professione Archeologo ci mettiamo sempre anche la faccia. E così ieri sera abbiamo lanciato uno spinoff di #no18maggio e #generazionepro.  E’ #VolontariAChi. E su Twitter arrivano già le prime foto.

 

@domenica_pate

 

 

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L’Aquila 5 maggio 2013: voglia di ricostruire

Gli ArcheoReporter Pina Alloggio e Giovanni Lacorte sono stati a L’Aquila il 5 maggio, in occasione della manifestazione promossa dagli storici dell’arte italiani, per parlare di ricostruzione e rinascita di una città sfigurata dal terremoto e da un’incuria durata anni.

 

Hanno così scritto un report della giornata, accompagnandoci, con le loro parole, in un viaggio tra le bellezze e le rovine della città abruzzese.

 

Hanno incontrato i promotori dell’iniziativa e coloro che vi hanno preso parte, sottolineando la necessità di tener viva l’attenzione su un patrimonio artistico che fa parte delle nostre radici culturali.

 

Hanno parlato con il Prof. Salvatore Settis e con il neo Ministro dei Beni Culturali, Massimo Bray, hanno osservato e fotografato.

 

Buona lettura!!!

 

*

 
I ‘nodi’ dell’Aquila

 

Una selva oscura di nodi. Sì, quelli d’acciaio dei tubi Innocenti.

 

Si presenta così al corteo degli storici dell’arte convenuti da tutt’Italia il paesaggio urbano dell’Aquila.

 

Ogni via percorsa, ogni piazza attraversata, ogni chiesa o altro monumento osservato ci ripropone sempre il medesimo leitmotiv ‘urbanistico-architettonico’.

 

Un’intera città nota fino a pochi anni fa per la rara bellezza del suo centro storico, frutto del mirabile connubio tra architettura, paesaggio e qualità della vita, si ritrova ancora oggi, a 1500 giorni dal sisma, ferma, bloccata, sospesa, invasa non più da cittadini, da studenti, da turisti, ma unicamente da ponteggi in affitto.

 

E sì, perché la cosa beffarda è che per ogni santo giorno di quei 1500 che sono passati da quel 6 aprile del 2009, “noi, come Stato italiano, abbiamo pagato (e Dio solo sa fino a quando continueremo a farlo) l’affitto di migliaia e migliaia di statici ponteggi d’acciaio ad una delle più note famiglie di industriali italiani del settore”, ci comunica Salvatore Settis, tra i promotori dell’evento.

 

Le somme destinate a questo oneroso affitto potrebbero essere invece utilizzate in mille modi diversi. Ad esempio per iniziare finalmente la risistemazione ed i restauri di una città che oggi appare spettrale, umiliata ed abbandonata a se stessa non tanto a causa della furia naturale del terremoto, quanto per la mancanza di volontà di una classe politica, quella italiana, bloccata su temi che di concreto hanno ben poco, e che è stata finora incapace di dare una speranza di futuro a L’Aquila ed ai suoi abitanti.

 

E qui veniamo al tema centrale della giornata organizzata dagli storici dell’arte italiani, che aveva come titolo proprio L’Aquila 5 Maggio. Storici dell’Arte e Ricostruzione Civile.

 

L’idea, nata dallo storico dell’arte Tomaso Montanari, ha coinvolto via via gran parte della comunità scientifica degli storici dell’arte (professori, ricercatori, dottorandi, studenti o semplici amatori d’arte), sensibilizzando anche numerose associazioni di settore.

 

Così, domenica scorsa, dalle 11 del mattino e per un paio d’ore, un lungo corteo munito d’ombrelli (vista la pioggia) si è incuneato nelle strette vie del centro storico cittadino per dare avvio ad una silenziosa e toccante Via Crucis laica, nella quale ogni ‘stazione’ era rappresentata drammaticamente da un monumento ferito (spesso a morte) e/o da ampi spazi urbani ormai quasi irriconoscibili.

 

La giornata è proseguita con un’assemblea che si è riunita all’interno di una delle poche chiese della città finalmente restaurate e quindi agibili, la chiesa di San Giuseppe artigiano, ex San Biagio d’Amiternum.

 

Prendendo per primo la parola per un’introduzione Montanari ha voluto sottolineare la necessità per gli storici dell’arte di “ribadire con forza che è giunto il momento di ricostruire, e di farlo attraverso la conoscenza: ricostruire, restaurare e restituire alla vita quotidiana dei cittadini il centro dell’Aquila. Ricostruire il tessuto civile della nazione. Ricostruire il ruolo della storia dell’arte come strumento di formazione alla cittadinanza e non come alienante dell’industria dell’intrattenimento culturale”.

 

Esatto, perchè l’Aquila tra i tanti problemi rischia pure di diventare ‘Aquilaland’, nel caso in cui, come afferma il prof. Settis, “passasse l’ infausta idea (che pure circola) della ricostruzione di una città formato luna park, avvicinandosi pericolosamente alla peggior idea di una Pompei del XXI secolo”.

 

La nostra piccola delegazione pugliese, rappresentata da noi e da altri tre colleghi, è anche stata piacevolmente sorpresa da una reale quanto non comune opportunità di confronto e scambio di opinioni con gli stessi organizzatori, in particolar modo con il già citato prof. Settis, che ha voluto ribadire l’importanza della collaborazione tra docenti ed allievi, tra istituzioni e cittadini, unica possibile via di uscita per una reale ed autentica politica di conservazione e valorizzazione del nostro patrimonio culturale.

 

Ancora più inaspettato, e per questo molto gradito, l’incontro con il neo ministro dei Beni Culturali, Massimo Bray, all’interno della stupenda cornice del restaurato Palazzetto dei Nobili.

 

Dopo le presentazioni di rito, il Ministro ha commentato in modo molto positivo la presenza di tanti giovani studiosi provenienti da varie parti della penisola e si è dimostrato concorde riguardo alla necessità di accendere i riflettori una volta per tutte sulla ‘questione dell’Aquila’ così da provare a sciogliere quantomeno una parte dei  nodi che tengono bloccata pesantemente la città.

 

Sarebbe un vero peccato insomma, se, dopo anni di silenzi e connivenze non si cogliesse al volo l’occasione per ripartire, tutti insieme, forti di una ritrovata e comune coscienza civica, che dovrà valere per L’Aquila, ma anche per le altre città italiane alle prese con lo smantellamento delle proprie radici storiche e culturali.

 

Ci piace allora chiudere con l’Italo Calvino de Le città invisibili, con un passo che sarebbe il caso di tenere sempre presente:

 

Le città sono un insieme di tante cose: di memoria, di desideri, di segni d’un linguaggio; le città sono luoghi di scambio, come spiegano tutti i libri di storia dell’economia, ma questi scambi non sono soltanto scambi di merci, sono scambi di parole, di desideri, di ricordi.”

 

 

Giovanni Lacorte e Maria Giuseppa Alloggio fanno parte dell’associazione Bozzetti di Viaggio, presente anche su Facebook, amica e partner di Professione Archeologo.

 

 

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