Buona Pasqua da Professione Archeologo

Professione Archeologo vi augura Buona Pasqua e lo fa con questa chicca d’arte che il collega Davide Arnesano ha deciso di creare per noi e di regalarci!

 

Oltre che archeologi siamo anche dei gran creativi 🙂

 

Buone feste a tutti!

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ArcheoWeb Reviews: Archaeology’s Interactive Dig

Professione Archeologo oggi vi propone di visitare Archaeology’s Interactive Dig sul sito archaeology.com (curato dall’Archaeological Institute of America).

 

Di cosa si tratta? I curatori del sito lo dicono chiaro e tondo: We bring the excavations to you!

 

E’ possibile scegliere tra diverse campagne di scavo e seguirle passo dopo passo: si possono consultare i giornali di scavo, visionare i video sulle attività giornaliere che hanno luogo sullo scavo, conoscere lo staff, etc. Insomma prendere parte a distanza e tramite il web ad uno scavo archeologico.

 

Un esempio di divulgazione scientifica che avvicina il pubblico all’archeologia in modo immediato.

 

Quando in Italia?

 

Qui i link ai progetti più recenti di Archaeology’s Interactive Dig:

 

Zominthos Project
Johnson’s Island Civil War Prison

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#Archeohaiku

Current Archaeology ha lanciato su twitter gli #archaeohaiku. L’hashtag ha visto la massiccia partecipazione della community inglese che si è divertita a creare haiku a tema archeologico.

 

Gli haiku sono componimenti poetici formati da tre versi: il primo di 5 sillabe, il secondo di 7 sillabe e il terzo di 5 sillabe. Genralmente sono a tema naturalistico e bucolico.

 

E così è nata l’idea, lanciata da @maraina81, di partecipare alla sfida a colpi di haiku con un hashtag tutto italiano #archeohaiku.

 

Professione Archeologo, come promesso, li ha raccolti in questo post.

 

 

Un coccio datante
In uno strato
La nostra felicità

 

 

@maraina81

Kneeling at the trench
I brush away all the years
To find the story

 

 

@OpusPaolicium

Semper scavare
polvere e caldo
chi me lo fa fare?

 

@antoniafalcone

Disegno cocci,
ascolto Mozart, io.
Così è lieto!

 

Donata Zirone @ FB

 

Poso la trowel
arrivato l’inverno:
sento la Vita!

 

Davide Arnesano @FB

 

Splende il sole
Suono di cazzuola
La terra chiama

 

@sanfello

 

Muri e cocci.
Anima strapiena, si.
Ma tasche vuote.

 

@opuspaolicium

 

Rovine, macerie
Il senso del tempo?
Ritratto di scavo

 

@maraina81

 

La ruspa scava
E io sto a guardare
Che verrà fuori

 

@antoniafalcone

 

Campi nel nulla
Un airone posato
Spunta il passato

 

@sanfello

 

Anche per oggi
lo scavo è finito:
birra per tutti!

 

Davide Arnesano @ FB

 

Lo scavo fatto
se non è pubblicato
a cosa serve?

 

@antoniafalcone

 

Il sole tramonta
Scende la sera
Ultimo colpo di trowel

 

@maraina81

 

L’ernia al disco
mi tiene compagnìa
mentre scariolo

 

Davide Arnesano @ FB

 

La terra cotta
Un’impronta d’uomo
Voci lontane

 

@sanfello

 

Vedo un osso
quella è una tomba.
Trowel e si fa sera

 

@antoniafalcone

 

Terra nasconde
Solo nei segni
Cerca risposta

 

@sanfello

 

Terra, mio elemento
in te cerco risposte a
domande sempre nuove

 

@maraina81

 

 

Extra bonus, l’haiku stornello a botta e risposta.

 

 

Lasciate ad altri
monete e statue
mi basta una Dressel 2/4

 

@maraina81

Personalmente,
cara, una monetina,
non rifiuterei.

 

@domenica_pate

 

Più che moneta
allora tesoretto!
ahimè evento raro…

 

@maraina81

 

Se preferisci, sì,
tesoretto sia.
Oro? Argento?

 

@domenica_pate

 

Anche di bronzo
e possibilmente
di Gordiano III (così…)

 

@maraina81

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Vita da archeologi: la mia esperienza ~ di Caterina Ottomano

Vi presentiamo oggi con grande piacere il post inviatoci da Caterina Ottomano, tra le prime ad essere entrata in contatto con Professione Archeologo e ad averci dato il suo sostegno.

 

In questo articolo troverete condensata la sua particolarissima esperienza di vita, che fornisce interessanti spunti di riflessione a tutti noi.

 

Caterina ci interroga su una questione cruciale del nostro percorso formativo e professionale: essere e fare gli archeologi può essere  un mestiere duraturo o rappresenta un intervallo che presto lascia il posto alla necessità di avere un lavoro vero? Può l’archeologia diventare una vera professione?

 

Grazie Caterina!

 

.

 

Quando mi sono iscritta a Scienze della Terra a Milano non avevo la benché minima intenzione di occuparmi di archeologia, certo mi interessava molto la storia, ma la cosa finiva lì.

 

La mia tesi di laurea è consistita nel rilevamento geologico dei terrazzi fluviali e fluvioglaciali del territorio a nord di Novara e nell’analisi sedimentologica dei depositi che li costituivano, si trattava quindi di geologia del Quaternario, un campo nuovo a Milano.

 

All’epoca, all’inizio degli anni ’80, molti laureati in geologia venivano impiegati all’AGIP, nella ricerca degli idrocarburi e anch’io pensavo di dover/poter fare la stessa fine. Però, a sparigliare le carte è arrivato in dipartimento da Reggio Emilia un giovane ricercatore: Mauro Cremaschi, quaternarista e geoarcheologo, appunto. Lui mi ha seguito sulla parte della mia tesi dedicata ai depositi eolici e poi ha proposto a me e ad altri colleghi di andare a scavare una settimana nel sito paleolitico di Isernia la Pineta, che era stato scoperto da pochi anni. L’ho fatto, ci sono andata, mi sono intossicata con il paraloid, ho vomitato per due giorni e ho giurato a me stessa che non avrei mai più scavato.

 

Detto fatto, dopo la laurea, nel 1986, su consiglio ed incitamento di Cremaschi ero presidente di una cooperativa di geologi litigiosi che ricordava l’armata Brancaleone e a luglio trepidante e sudata ho partecipato al primo scavo: un sito dell’età del ferro vicino ad Alessandria in mezzo al mais e alle zanzare.

 

Con l’autunno sono stata reclutata da una ditta di Milano – la cui socia ‘anziana’ aveva la bellezza di 32 anni – negli scavi urbani di via Moneta e lì ho conosciuto una serie di archeologi inglesi ridotti alla fame dai tagli della Tatcher e giunti in Italia perché allettati dal lavoro abbondante e dalle buone paghe.

 

Tenete conto che gli anni ’80 e ’90 sono stati un momento d’oro per l’archeologia per la gran quantità di opere grandi e meno grandi che si sono effettuate sia in contesto urbano che extraurbano; moltissimi archeologi si sono formati allora ed alcuni sono gli stessi, invecchiati e inaciditi, che dirigono alcune società o cooperative con cui avete a che fare. All’epoca, però, tutti erano felici, entusiasti e giovani, soprattutto.

 

Nel tempo, pur continuando a scavare, mi sono specializzata in archeomicromorfologia – che consiste nello studio al microscopio di suoli e terreni antropici – ed in analisi del rischio archeologico. In quanto professionista ho lavorato in ambiti di ogni genere dal paleolitico al postmedioevo, ma la maggior parte delle analisi micromorfologiche le ho eseguite su campioni provenienti da siti pre-protostorici. Ho partecipato ad alcune campagne di scavo nel Pakistan del sud con l’Università di Venezia e in Libia con l’Università di Roma La sapienza.

 

Il mestiere dell’archeologo, lo sapete, non è tutto rose e fiori: con gli ispettori di soprintendenza i rapporti sono sempre tesi e difficili, il professionista è spesso visto come una cazzuola attaccata ad un braccio, avida e priva di spessore scientifico; non è vero, naturalmente, alcuni miei colleghi sono ora funzionari o soprintendenti, altri lavorano in università; sono una minoranza comunque, considerando che siamo partiti in moltissimi. Non parliamo delle imprese edili con cui si ha a che fare, che ci vedono come il fumo negli occhi, che sono sempre pronte a gettare la croce dei ritardi sugli ‘scavi’ e che appena ti volti ti devastano ettari di abitato.

 

Che dire poi dei kilometri percorsi su macchine scassate e rumorose, di milioni di ore dormite in pensioni di infino ordine, in aule di scuole elementari, in palestre puzzolenti? E i pagamenti, che man mano che la crisi economica procedeva impiegavano più tempo ad arrivare, e giù telefonate di sollecito. Questo è un lavoro per giovani; più il tempo passava più io mi rendevo conto di essere stanca, di volere stare un po’ casa, e poi, la cosa più grave, non ce la facevo più a lavorare in cantieri di speculazione edilizia, in cui il cemento subentrava alla campagna o alle poche aree libere in città.

 

Nel 2003 ho tenuto un corso a contratto all’Università di Genova che ha avuto come argomento la geopedologia e la micromorfologia e agli studenti che lo frequentavano ho consigliato vivamente di intraprendere una carriera diversa o, comunque, di tenersi aperta un’altra porta. Alcuni mi hanno ascoltato.

 

Poi, nel 2004, dopo un mese di fila passato a non dormire, ho deciso: basta scavi, non ne posso veramente più. Ho aperto un piccolo negozio di modernariato e vintage nei vicoli di Genova, mantenendo solo l’attività di consulenza geoarcheologica. Ora mi sono spostata con l’attività in una bella strada turistica e devo dire che per fortuna ho approntato il piano B, perchè anno dopo anno, le richieste di analisi e di assistenza sono sempre meno e i pagamenti arrivano sempre più tardi o non arrivano.

 

 

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JStor Register & Read Beta

Tutti conoscono JStor, la banca dati elettronica che raccoglie articoli scientifici e monografie da tutto il mondo, accessibili per lo più se si fa parte di un’istituzione culturale che possiedono una sottoscrizione a pagamento.

 

Forse non tutti conoscono, invece, il servizio Register & Read beta di JStor, un programma sperimentale che offre accesso gratuito ad una selezione degli articoli tramite una semplice registrazione, pensato dunque in particolar modo per quegli studiosi che non sono affiliati ad alcuna istituzione. Una volta iscritti è possibile infatti aggiungere al proprio personale scaffale elettronico fino a tre articoli che saranno liberamente consultabili per due settimane, terminate le quali l’articolo verrà rimosso, a meno che non si decida di acquistarlo.

 

Per il momento il programma permette l’accesso a circa 1200 riviste, di cui un numero limitato, in lingua inglese, dedicate all’archeologia, ma vale la pena tenerlo d’occhio.

 

Qui la pagina del programma, con la lista delle riviste consultabili, ed un file pdf con la spiegazione intuitiva di come R&R funziona.

 

 

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RomArché 2013 – IV Salone dell’Editoria Archeologica

L’edizione 2013 del Salone dell’Editoria Archeologica, giunto alla sua IV edizione, si terrà dal 20 al 26 maggio presso il Museo Nazionale di Villa Giulia a Roma. Il tema di quest’anno sarà “Politica Economia Società”.

 

Le inziative all’interno di RomArché 2013 sono:

 

Biblioarché – Salone dell’editoria archeologica

Convegno “Ploutos & Polis.

Aspetti del rapporto tra economia e politica nel mondo greco

”Gli Etruschi senza mistero. Origini, Politica, Economia Società

Vite Parallele

Laboratori didattici

Archeologia sperimentale

Rassegna cinematografica

 

RomArché è un progetto ideato e realizzato dalla Fondazione Dià Cultura.

 

Per maggiori info potete visitare il sito qui

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Archeologia e comunicazione video (dal blog Archeovideo)

Può l’archeologia servirsi dello strumento video per comunicare? Siamo pronti a fare il salto verso una divulgazione che travalichi i confini ristretti delle accademie?

 

Il post linkato qui propone una breve rassegna dello stato attuale della comunicazione video in archeologia, sottolineando limiti e potenzialità di un mezzo ancora trascurato nell’ambito della divulgazione archeologica.

 

“Se fossimo interessati a vedere un video di un sito che ci interessa e cercassimo su YouTube “area archeologica di…” o “scavi archeologici di…” dovremmo trovare senza troppi clic il canale con i relativi filmati. Oppure si potrebbe andare sul sito web e da lì cliccare sui link giusti per poter vedere i video girati dagli stessi archeologi che scavano il sito. Forse quello appena descritto è uno scenario troppo utopistico ma la realtà è comunque profondamente diversa: la comunicazione archeologica nel nostro paese è ancora un fenomeno limitato ad alcuni casi illuminati e, anche all’interno di questi esempi, la diffusione del video come strumento per comunicare non è molto ampia”.

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Il cantiere della Domus Aurea: divulgazione e trasparenza

Professione Archeologo segnala un altro esempio positivo di divulgazione archeologica che sfrutta le potenzialità offerte dal web grazie ad un sito internet ricco di contenuti e dalla grafica accattivante. Si tratta del sito che segue i lavori di risanamento del complesso della Domus Aurea a Roma, e la sua particolarità sta nell’essere quasi interamente curato ed aggiornato dagli stessi archeologi della Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma che si occupano del progetto.

 

Sul sito è possibile trovare notizie sul progresso dei lavori, sulle metodologie di indagine impiegate, sugli interventi conservativi effettuati. Degna di nota la sezione dedicata alle spese, che, pur stringata, ci sembra un bell’esempio di trasparenza, soprattutto di questi tempi.

 

Link al sito

[Photo Credit: benjami via Compfight cc]

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